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Agrigento: accade al pronto soccorso raccontata da Giovanna Tarantino

118

Una giornata all’inferno

Chiamo il 118 per un’emergenza (mia mamma non sta bene). Dopo una breve telefonata di rito il mio interlocutore mi dice: “ok le mando l’ambulanza”Io mi dico ok, tranquilla, tra poco arrivano. Dopo una ventina di minuti abbondanti arriva l’ambulanza. Viene su uno dei due componenti l’equipaggio dell’ambulanza, già rimango un po’ perplessa perché da subito mi rendo conto che non è il medico ma fiduciosa penso che di lì a poco salirà. Niente di vero! Mi chiede qual’è il problema, gli spiego brevemente e mi dice: “si ok la portiamo in ospedale”. Intanto viene su anche l’altro componente dell’ambulanza e portano giù mia madre. Cioè?! Ho chiamato l’ambulanza o un servizio taxi?! Se avessi avuto bisogno di un passaggio non avrei chiamato loro. Cavolo! Ho chiamato un’ambulanza, mi aspetto un medico o giù di lì, qualcuno che prenda la pressione, non qualcuno a cui io debba riferire di aver preso la pressione. Invece arrivano loro, gentili per carità, ma non sono medici, non hanno attrezzature, nè un apparecchio per misurare la pressione. Giunti in pronto soccorso (per essere sicura) chiedo a uno di loro: ” siete paramedici?” e lui mi risponde: ” no signora, siamo due semplici autisti soccorritori” Bene. Ma la mia odissea non finisce qui, questo è solo l’inizio. È il momento della distribuzione dei codici di emergenza, lasciata all’interpretazione di un soggetto la cui competenza mi sfugge: dopo un paio di codici rossi entrano un paio di persone a perfettamente in grado di stare in piedi e deambulare, (al contrario di mia madre che rimane sulla lettiga senza neanche avere la forza di mettere i piedi per terra, con la pressione bassa e la già riferita febbre) nel frattempo erano già passate almeno tre ore. Attesa sempre più lunga. Gente che va e che viene, medici agitati, chi sta male, ausiliari che scompaiono a destra e a manca, esiti di accertamenti che non arrivano, io che riporto mia madre dai vari reparti in p.s. da sola, facendo anche da portantina, perché gli ausiliari sono pochi e male organizzati. Attese, attese e ancora attese. Medici sempre più agitati e mia madre sempre li, su quella lettiga, sono passate almeno cinque ore da quando siamo arrivati. Ne abbiamo viste di cotte e di crude. Ma noi sempre lì. Continui solleciti al medico per sapere se l’esito degli esami è arrivato. Finalmente in astanteria…forse si muove qualcosa, varie teorie si susseguono, anche un consulto in chirurgia, anche lì io a fare da portantina, infermiera, assistente, perché di un infermiere vero c’è solo l’ombra in lontananza. Tornati in astanteria, (sempre facendo da portantini io e il mio compagno) forse ci siamo, forse la tolgono anche dal corridoio dove nel frattempo ricomincia ad avere la febbre. E forse una stanza, un letto, con le lussuose lenzuola di carta che irriterebbero anche la pelle di un elefante. È quasi finita, sono passate sette ore, lei è distrutta. E, tranne per piccoli sprazzi di umanità e buona volontà, anche quest’ospedale è distrutto, annientato. E domani si ricomincia.Molte cose dovranno cambiare prima di arrivare alla normalità.

 

Giovanna Tarantino
Candidata consigliere alle comunali per il M5S Agrigento

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Scritto da su mar 31 2015. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, SCRIVI ALLA REDAZIONE. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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