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Il nuovo non avanza e il vecchio non indietreggia.Ai siciliani l’ardua sentenza ?

 

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In Sicilia continua a respirarsi un’aria di malessere sociale ed economico sempre più manifesto tra Istituzioni e paese reale,tant’è vero che i palazzi di governo e l’Ars sono sempre più assediati da categorie:giovani e famiglie disperate e lavoratori allo stremo.

Una situazione parossistica e rappresentata dal distacco ormai conclamato tra la politica,la macchina burocratica e le classi siciliane di ogni ordine e grado.Perchè si è creato tutto questo? è una domanda legittima alla quale forse è facile darsi una risposta,i rappresentanti del popolo hanno contezza della realtà? vivono i drammi del quotidiano e toccano con mano la crisi? assolutamente no.

Questo ceto politico è distratto solo da beghe interne e da equilibri che in Sicilia prendono il nome di consociativismo e spartizione del potere per risvolti clientelari e di mero opportunismo personale e dei soliti gruppi di potere che fanno da cinghia di trasmissione tra parlamento e gli interessi delle claque che fanno affari direttamente o indirettamente con chi esercita e sviluppa lo status quo e la conservazione delle cose.

Se in una finanziaria entrano mille emendamenti,non si può parlare o scrivere: il Parlamento guarda al bene comune,anche un bambino capisce che il sistema è clientelare e non prevede cambi di passo per i siciliani liberi,tutti devono spingere per un piccola o grande clientela che possa ristorarli in termini elettoralistici.Forse anche loro non hanno capito che i siciliani chiedono altro,che vogliono affrancarsi da questo schema vetusto e dove una buona parte di parlamentari si serve delle Istituzioni in maniera pantagruelica e senza capire che le loro azioni non portano benessere ai siciliani.E cercano di ingannare i siciliani,vedi Crocetta,con il movimento che si chiama “Riparte Sicilia”,nelle mani di un Presidente che ha bruciato la speranza dei siciliani che credevano in lui,riforme vere,antimafia,merito,non ha fatto che continuare la catena clientelare di nomine e sottonomine come i suoi passati Presidenti,anzi evidenziando ancora di più la mediocrità di questi personaggi cooptati per servilismo e ricerca del potere e dei vantaggi utili solo a loro stessi e a quel cerchio che di magico non ha nulla e che ha contribuito a riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo.

Nel mentre rinasce il centrodestra in Sicilia dalle sue ceneri,è chiaro che ancora non ha un leader,praticamente più o meno sono figure vecchie per anagrafe politica,prima che per l’età anagrafica,ma provano a snaturare le logiche dello stesso centrodestra che decideva tutto nelle segrete stanze,dando per la prima volta la parola al popolo attraverso le primarie.E’ chiaro che i nomi non possono essere delegittimati a priori,perché Musumeci,Pogliese e Armao rappresentano una faccia della Sicilia,certamente non nuova,però hanno una capacità e una linea che potrebbe fare innamorare un popolo deluso e realista quale quello siciliano.Ma se rinnovamento ci deve essere, non possono tutte quelle seconde linee e terze linee riacquistare una verginità dopo che molti di loro hanno contribuito a sfasciare il tessuto economico e sociale della nostra isola.

Vedremo se quell’autonomismo declamato da Don Luigi Sturzo non rimanga solo un’enunciazione, ma se i liberi e i forti sapranno dare una sterzata netta,chiara e senza sotterfugi.Certo il sostegno a Ferrandelli sembra dettato più che da un accordo innovativo e di rottura,invece da motivi di opportunità politica,il centrodestra non deve solo riunirsi e allargare il perimetro con gli autonomisti e i sicilanisti,deve creare pure una nuova classe dirigente ed avere il coraggio di tagliare i rami secchi e gli arrampicatori della politica. Lo saprà fare?Ai siciilani l’ardua sentenza.Infine il fenomeno cinque stelle,finora hanno rappresentato un movimento che fin quando c’è da gridare e abbattere l’avversario sono bravi,quando hanno spazi di governabilità vanno in sofferenza e si fanno autogol con troppa facilità.Onestà,onestà è un principio generale che abbiamo tutti e che non si deve solo declamare ma applicare,ma soprattutto invece di gridare,in politica bisogna agire con competenza e capacità, ecco il loro punto debole.Alla fine se la politica non applica un vero rinnovamento sulla base del merito e di gente giovane,capace e slegata da vertici,caminetti e vecchie logiche,i siciliani non saranno mai capiti dai loro rappresentanti.Non vorremmo ancora vedere che un uomo canuto in Sicilia, magari con la coppola, indichi la strada a un giovane,sarebbe continuare con una Sicilia che non esiste più.

 

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Scritto da su feb 14 2017. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

3 Commenti per “Il nuovo non avanza e il vecchio non indietreggia.Ai siciliani l’ardua sentenza ?”

  1. paolo majolino

    Plaudo all’Amico Antonello che ha ben centrato la problematica e gli chiedo, poichè i ‘Liberi&Forti’ devono esserlo agendo, quali AZIONI – in concretezza – sono da indicare auspicando che siano attuate? BuonaStella!

  2. Marcello La Scala

    Condivido anche le virgole

  3. Caro Direttore,editoriale FORTE il tuo,solo se questa regione fosse la Val d’Aosta ,o il Trentino,o il Friuli….ma,ahimè,questa è la Sicilia…in questa terra bella e maledetta,quella coppola, con il suo legittimo proprietario,sono ancora riveriti e rispettati; questa è la Sicilia,dove 15 giorni fa si dichiarava mai con Ferrandelli e la controparte dichiarava mai con Miccichè e sappiamo bene come sta finendo(sempre a tarallucci e vino…);questa è la Sicilia dove una parte del centrodestra si affida a vecchi democristiani che galleggiano in politica grazie ad un sistema elettorale che li ha premiati,eleggendoli,in collegi elettorali distanti km e km dalla Sicilia, al di là delle loro effettive capacità.

    Ritengo che il problema sia solo uno: è vero che tanta,troppa gente ha effettive difficoltà a mettere la pentola giornalmente sul fuoco,ma è altrettanto vero,che altrettanta gente,se non di più,vive grazie ai padroni di quella coppola,ancora ha obblighi verso quella coppola e verso i sodali che magari fanno gestire i centri di accoglienza,e questi ,tradotti in din din , sono voti….
    Sono necessarie una educazione civica,una rivoluzione culturale che ancora oggi vedo molto lontane…

    Personalmente,l’ardua sentenza è che alle prossime elezioni smetterò di votare il meno peggio,piuttosto in assenza di valide alternative,quella domenica sarò al mare o in bicicletta!

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