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Licata. Avrebbe preteso il pizzo sugli stipendi dei dipendenti: ai domiciliari l’ex presidente del consiglio comunale di Favara

Quattro ordinanze cautelari, firmate dal Gip del tribunale di Agrigento Alfonso Malato, sono state eseguite all’alba di oggi dai carabinieri della compagnia di Licata con l’operazione “Stipendi spezzati”. 4 le persone coinvolte accusate a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni. Due persone sono state arrestate e poste ai domiciliari. Per due donne invece sono stati disposti un obbligo di dimora ed un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Agli arresti domiciliari: Salvatore Lupo, 41 anni, ex presidente del consiglio comunale di Favara e la moglie Maria Barba di 35 anni. Obbligo di dimora a Licata per Caterina Federico di 34 anni e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Veronica Sutera Sardo, 30 anni, di Agrigento. Le indagini mirano a fare luce su un presunto giro di estorsioni sugli stipendi dei dipendenti della cooperativa sociale “Suami Onlus” di Licata. Struttura quest’ultima già interessata dall’inchiesta “Catene spezzate” del gennaio dell’anno scorso, quando secondo la Procura della Repubblica di Agrigento, nella struttura licatese si sarebbero consumati dei maltrattamenti fisici e psicologici ai danni di alcuni disabili, ospiti della comunità alloggio. Circa 15 mesi fa’, durante gli interrogatori di garanzia, i Carabinieri di Licata, sentendo alcuni dipendenti, puntarono le lenti di ingrandimento su un presunto giro di estorsioni sugli stipendi. La nuova inchiesta – inizialmente coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Macaluso – avrebbe fatto emergere che ai dipendenti della “Cooperativa sociale Suami – Onlus” prima venivano accreditati su conto corrente le mensilità dovute e poi, con carte bancomat intestate proprio agli stessi dipendenti, “l’amministratore unico della coop, Salvatore Lupo, avrebbe prelevato – secondo l’accusa formalizzata da carabinieri e Procura – la metà degli stipendi”. Stando all’inchiesta, questi prelievi di denaro avrebbero riguardato oltre 20 dipendenti. L’inchiesta avrebbe inoltre portato alla luce che quando i dipendenti della coop veniva licenziati – stando sempre alle ricostruzioni formalizzate da militari dell’Arma e Procura della Repubblica di Agrigento – veniva trattenuto il TFR. I carabinieri di Licata hanno contestualmente proceduto al sequestro preventivo di circa 37 mila euro sui conto correnti degli indagati.

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Scritto da su mag 19 2017. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, SECONDO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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