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Gli online e gli offline della politica agrigentina,o si cambia o si muore.

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In politica la parola quiete non esiste,provare a fermare i politici agrigentini è praticamente impossibile,forse è l’arte più nobile e difficile che ci possa essere o come ritengono altri è il mestiere più ingrato e incompreso che ci sia.

Rino Formica,un ex ministro socialista,dalle battute al vetriolo,diceva sempre: “la politica è sangue e merda”,però è anche passione,impegno e credere in qualcosa più che in qualcuno,concetti che tutti noi sottoscriviamo,che poi nel nostro territorio spesso rimangono inascoltati per la famelica volontà a non staccare la spina,quell’arte del galleggiamento e del resistere che rendono i nostri eroi politici dei Tutankhamon incartapecoriti che vogliono comunque sempre rimanere attaccati nel caravanserraglio del potere senza prendersi alcun anno sabbatico o vivere da Cincinnato,disintossicati dal richiamo della foresta o,se meglio credete,dei palazzi dorati e istituzionali.

Adesso ci sono giovani che vogliono emergere realmente in una provincia,quella agrigentina storicamente non adusa a cambiamenti o ad operazioni chirurgiche.

Per dare l’addio alle armi si devono contrapporre a questi antichi centurioni che non lottano contro le ingiurie del tempo e della storia,i nuovi  giovani che avranno un compito risolutivo: costruire nuovi ponti e abbattere i muri pericolanti che i predecessori ci hanno lasciati.

Ecco perché adesso si capirà se effettivamente c’è una nuova classe dirigente,se è determinata  e se ha staccato totalmente il cordone ombelicale con i maestri,un tempo forse buoni,adesso invisi allo stesso popolo che prima li osannava per una speranza che forse non è arrivata mai,un ricambio e un rinnovamento che non appartiene né agli uomini,né ai partiti odierni.L’ancien regime si può abbattere solo se i pretoriani si trasformeranno in cinici giacobini,ma in Sicilia le rivoluzioni dal basso sono miseramente fallite,dalle rivolte agrarie dei contadini soffocate al primo grido,infatti i nostri politici dall’Unità d’Italia in poi invece hanno visto,da Crispi ad Alfano,abbassare la testa al centralismo romano.

L’unica cosa che ancora abbiamo è il nostro statuto speciale sempre meno autonomista e fiscalmente vantaggioso per i siciliani.

In effetti con molta obiettività chi scrive è molto dubbioso in un sovvertimento di regole,uomini e cose in un Agrigento sempre più scavata nell’oblio e senza una vera coscienza critica e di rivalsa.

Ho fatto riferimento a dei giovani,dalla Palermo,alla Iacolino,all’Abruzzo,a Gibilaro e tanti altri .Se dimentico, e certamente dimenticherò qualcuno,mi scuso in anticipo,ma il potere di ribaltare questo status quo,che è anacronistico e vetusto non solo nell’anagrafe, ma spesso nei lunghissimi ragionamenti politici che non portano a nulla,dipende solo da questa nuova classe politica giovane che deve finalmente uscire fuori.

Dall’”hic optime manebimus “dell’Ab Urbe condita,o al cupio dissolvi dei nostri eroi,si passerà mai a una generazione nuova che abbia competenze,capacità e che,mutatis mutandis capisca che anche per loro eventualmente è un passaggio e non una missione sine die ?

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Scritto da su nov 18 2017. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

2 Commenti per “Gli online e gli offline della politica agrigentina,o si cambia o si muore.”

  1. Ottima analisi. Complimenti Direttore.

  2. Sabrina turano

    Caro Antonello credo fermamente in questi concetti ma finché nn ci sarà esatta rispondenza tra dire e fare soprattutto in politica se tutto continuerà a collocarsi dentro la solita nicchia dell’individualismo e del disfattismo.solo per raggiungere scopi personali finché nn coltiviamo il senso parallelo di giustizia ed equità.. Sarà tabula rasa..
    Troppe repliche.. Adesso basta!

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