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Il BUON esempio: la Locanda di Maria, Fondazione “Mondoaltro”

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Entro nell’ingresso principale in Traversa Ortolani n.18, zona Ravanusella. E là trovo semplicità casalinga, tanto da parere disarmante e tuttavia capace di trasmettere una nascosta bellezza. In fondo alla sala una grande vetrata che apre la vista sulla cucina: tutta in acciaio come quella dei ristoranti, dove si può vedere chi prepara, chi sorride e scherza mentre ci si prende cura dei commensali. Ci sono gli ospiti occasionali o abituali, ma tutti provvisti di tesserino valido per due mesi rilasciato dal Centro di Ascolto Diocesano, sito in via Lauricella, che filtra l’accesso alla Locanda.

La varietà dei pasti segue la stagionalità dei prodotti della terra, a volte capita anche di proporre le donazioni (alimentari) dei ristoranti, delle aziende, dei commercianti e dei privati, ma la preparazione avviene sempre in loco, spesso facendo ricorso agli scarti alimentari (eccedenze alimentari, prodotti in scadenza e invenduti), nel rispetto di quanto previsto dalle recenti norme ministeriali.

“Si alternano ogni sera tre cuochi fissi, e altri due nel weekend, altri gestiscono la cucina, la sala, le scorte, la pulizia e le regole”, spiega la responsabile della struttura, Simona Vella (nella foto).

 “Chi viene a trovarci ha a disposizione tavoli e sedie comode e cibo come quello fatto in casa” dice Ottavio, un amico, un giovane cuoco della Locanda, un volontario.

Un altro elemento, che salta subito all’occhio, è l’ambiente tutto bianco sterile, pulito, ordinato e con tavoli e sedie di legno colorate e decorate, diverse come diverse sono le storie che raccontano; (alcune le abbiamo fotografate per voi), e parte di un Progetto “Recovery Chair” che documentano la collaborazione e il coinvolgimento di alcuni giovani del circuito penale locale.

Impossibile non innamorarsi dell’energia e dell’amore con cui i volontari ogni giorno decidono di recarsi e preparare la tavola senza avere nulla in cambio se non un sorriso di gratitudine.

È un posto di carità, ma non siamo in una chiesa e questo lo intercetta anche il mio naso, perchè non è incenso quello che sento, ma odore di salsa di pomodoro!

Ad Agrigento, qualcuno tenta di porre rimedio ad alcuni dei problemi delle famiglie meno abbienti con la mensa aperta in ore serali e al mattino per ospitare corsi di cucina per persone con disabilità (al fine di agevolarne l’autonomia), ma anche attività che coinvolgono anziani e donne migranti.

Al primo piano, invece, è allestita una casa-rifugio, in cui persone senza dimora possono sentirsi a casa, fermarsi per un periodo di medio termine e ritrovare relazioni umanizzanti. Alcuni posti sono destinati all’accoglienza di detenuti in permesso premio. Nei servizi sono infatti coinvolte anche persone che, nel loro percorso di vita, si sono confrontate con l’esperienza giudiziaria e che adesso hanno l’opportunità di ricominciare un nuovo percorso di vita.

Spesso si parla della nostra città e dei suoi abitanti a sproposito, eppure basta guardare in giro per trovare sorprendenti eccezioni, esempi di comunità positive.

L’articolo di oggi, su una visita in mensa in un caldo pomeriggio estivo, nasce dal desiderio di presentare l’altra Agrigento in ben altre circostanze da quelle cui ci hanno abituato i telegiornali.

Così eccoli i volontari della Locanda: uomini, donne, ragazzi ed adulti, insieme e in missione, pronti ad aprire il cuore a chi ne ha veramente bisogno, “uniti come una grande famiglia” sottolinea più volte Ottavio.

Sono 30 circa, provenienti da parrocchie, movimenti e associazioni della Diocesi, i volontari che animano la Fondazione Mondoaltro, mi racconta Simona Vella, che dal 2011 è referente nell’ambito “giovani e volontariato” per la Caritas Diocesana di Agrigento, di cui la Fondazione è il braccio operativo.

La «Locanda di Maria», opera segno dell’Arcidiocesi di Agrigento, è frutto del Giubileo della Misericordia.
La struttura, sorta nei locali messi a disposizione dalla Chiesa Beata Maria Vergine Assunta (S. Lucia) e dall’Unità Pastorale Mater Misericordiae, è stata ristrutturata dalla Fondazione Mondoaltro, inaugurata e benedetta il 22 Aprile di quest’anno.

Le storie sono tutte lì dentro, in un ambiente raccolto, piastrellato di bianco, che tra i profumi del cibo cotto al momento e le sedie in legno trovano spazio e favoriscono l’ascolto, (che facilita l’incontro tra “persone”, non solo come operatori ed utenti, tra le diverse generazioni, con “altre” culture).

scritto da Elisa Carlisi

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Scritto da su dic 31 2017. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, CULTURA, EVENTI, SECONDO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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