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“Il Mostro” del TeatrAnimalab al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento. Intervista a Salvatore Di Salvo, regista della pièce.

 

salvo di salvo

 

Di Margherita Biondo

Domenica 15 settembre alle ore 21.00 e in replica, lunedì 16 alle ore 18:00, al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento torna in scena lo spettacolo “Il Mostro” del regista agrigentino Salvatore di Salvo. La pièce teatrale rappresenta da tempo un fiore all’occhiello del TeatrAnimalab, il laboratorio di recitazione, dizione ed espressione corporea dell’Associazione Culturale TeatrAnima, di cui Di Salvo è direttore artistico.Si sottolinea che la rappresentazione teatrale, già vincitrice del I° Premio Social Portici in Teatro (NA) , è attualmente finalista regionale del Premio Ulisse FITA SICILIA 2019, la cui giuria presenzierà alla predetta serata alla Posta Vecchia per valutare la qualità della performance ai fini dell’attribuzione dei riconoscimenti finali inerenti al premio stesso.Il testo della pièce è ispirato al saggio pubblicato da Rizzoli nel 2013, “Ferite a morte”, di Serena Dandini, in cui l’autrice, come evidenziato nella prefazione, tende a rendere visibili tutte quelle storie di donne che hanno pagato con la vita il fatto stesso di essere donne, facendo esprimere le loro anime per raccontare la versione dei fatti, le umiliazioni e le sofferenze patite.Partendo da questo assunto, Di Salvo fa rivivere in rappresentazioni icastiche, folgoranti e dolenti, a volte amare ed ironiche, gli attimi fatali della loro vita e il loro fardello di dolore attraverso le interpretazioni delle attrici del TeatrAnimalab, cioè Ida Agnello, Rita Balistreri, Antonella Danile, Alessia Di Santo, Irene Giannone, Federica Piazza, Zaira Picone, Consilia Quaranta, Giusi Urso. L’universo maschile è, invece, rappresentato da Salvo Preti e Davide Amoroso. Lo spettacolo vedrà anche la partecipazione delle danzatrici Serena Castiglione e Claudia Frenda. La pièce sarà introdotta dalla Dr.ssa Paola Caruso, psicologa e psicoterapeuta.Abbiamo ritenuto opportuno approfondire i contenuti e le motivazioni inerenti alla realizzazione dell’evento e lo abbiamo fatto intervistando Salvatore Di Salvo.

L’occhio del regista e l’occhio dello scrittore, due sguardi diversi puntati ella stessa direzione. Come ha deciso di raccontare il testo della Dandini? E’ stato difficile immergersi in una realtà tutta al femminile?

“Il testo della Dandini, semplice e diretto nella scrittura, ma profondamente emotivo, proprio per queste caratteristiche, inizialmente, è stato utilizzato come “studio teatrale” per le allieve del TeatrAnimalab, il laboratorio di recitazione che conduco e che è composto quasi interamente da donne, molte delle quali mogli e madri. Una realtà “casualmente” tutta al femminile, costituita da tante donne che hanno scelto di immergersi nella realtà emotiva che il lavoro teatrale comporta, con risultati positivamente sorprendenti. Lavorando sulle singole storie, sui singoli monologhi e sui personaggi, tutte le sfaccettature dell’animo umano, in questo caso prevalentemente femminili, si andavano via via delineando attraverso un processo empatico regista/attrice, che ha portato alla realizzazione di una pièce formalmente compiuta, dove trovano spazio anche altre forme artistiche quali la musica e la danza, intese come “racconto degli eventi” attraverso il corpo ed il suono. Sarà curioso, ma devo riconoscere che è soprattutto attraverso le scelte musicali che spesso inizia e si conclude il mio processo creativo. Vorrei aggiungere che lo spettacolo, già andato in scena per ben sei repliche dal 2018 ad oggi, è stato adesso “arricchito” dalla presenza di Federica Piazza e Davide Amoroso, giovanissimi allievi del laboratorio, che racconteranno una dolorosa vicenda legata alla loro condizione di adolescenti, innamorati ma ostacolati dalla famiglia della ragazza: una“straniera”in Italia, vittima innocente delle “leggi non scritte” della terra d’origine”.

Riprodurre o creare pièces teatrali di impatto oggi rappresenta uno specifico impegno sociale. Secondo lei il teatro è ancora uno strumento di comunicazione in grado di dialogare col pubblico e accendere dibattito, riflessione?

 “Mi permetto di rispondere con alcune frasi di Elisabetta Strickland, scienziata italiana e Responsabile dell’Osservatorio Interuniversitario sugli Studi di Genere, che nel suo saggio“Il teatro come strumento di prevenzione della violenza contro le donne” sottolinea che il tema, quello della violenza sulle donne, è uno dei più attuali e affrontarlo secondo differenti sensibilità e fuori da luoghi comuni e vittimismi un po’ retorici trova nel teatro una modalità efficace che equivale ad un semplice e perentorio “Violenza no”, con l’aggiunta di una importante valenza culturale. L’esigenza in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, in cui rischiamo di smarrire riferimenti culturali e valori, induce il teatro a non essere autoreferenziale, ma occasione di crescita e confronto. Tra le vie per arginare e prevenire femminicidio, violenza, aggressività, il teatro può certamente svolgere un’azione incisiva sul piano della prevenzione, semplicemente per la sua azione liberatoria, formativa, educativa, per la sua capacità di coinvolgere i molti, per la sua natura socializzante, per la fruibilità del linguaggio che utilizza. Del resto il Teatro da sempre è il luogo del “dialogos”, della universalizzazione dei messaggi di gioia o dolore.”A mio giudizio, le considerazioni di Elisabetta Strickland sul teatro possono riguardare qualsiasi altra tematica di impegno sociale, culturale e politico”.

Come regista ha già dimostrato che non la spaventa affrontare temi di una certadelicatezza. C’è una storia che ancora non ha raccontato e che le piacerebbe far conoscere al pubblico?

 “Recentemente un giornalista agrigentino mi ha definito “regista-baluardo di un tenace femminismo” con una accezione velatamente negativa, come se la mia visione della realtà fosse fuorviata da un pensiero “politicamente corretto” condizionante. Ma se osserviamo le produzioni dei cosiddetti “teatri off”, “i teatri di ricerca”, possiamo notare una numerosa presenza di attrici protagoniste e di registi maschi che affrontano tematiche “femministe”, se vogliamo abusare il termine, segno che in detto ambito culturale e di genere vi è ancora tanto da fare. La definizione citata, pertanto, non mi offende, anzi mi lusinga, ma devo anche dire “ad onor del vero”, che le tematiche da me affrontate, da quando timidamente mi occupo di regia teatrale, sono state varie e non sempre declinate verso una esaltazione “ad ogni costo” dell’universo femminile. In “Questo folle sentimento che…”, ad esempio, prima mia regia teatrale, dalle pagine di Eugène Ionesco, Alan Ayckbourn, Rainer Werner Fassbinder, Achille Campanile e Roberto Benigni, ho fatto emergere strane figure di ambo i sessi, che si agitavano tra le innumerevoli pieghe e contraddizioni dell’animo umano, pensando e facendo pensare. A volte con grottesca ironia, a volte con cinismo, a volte con dolore, raccontavano incomunicabilità, nevrosi, difficoltà, solitudini e delusioni riguardanti il complesso mondo dei sentimenti umani: piccoli “errori” ed “orrori”quotidiani, nei quali non è poi così difficile riconoscere se stessi, il vicino di casa o un fatto di cronaca. Ma essenzialmente, tutti i protagonisti, raccontavano le loro speranze ed il loro bisogno d’amare ed essere amati. Con “Miti ed eroi nel giardino delle Esperidi”, di mia scrittura, Zeus, Era, Kore, Persefone, Demetra, Ade, Atena, Poseidone, Ulisse, Penelope, le Ninfe Esperidi, Eracle, Atlante, Fillide, Demofonte, Eros, Apollo e Dafne, sono state le divinità “ umanizzate” che hanno creato un racconto fiabesco, poetico, politico ed ironico al tempo stesso, che narrava del grano e delle stagioni, dell’ulivo, degli agrumi, del mandorlo e dell’alloro, oltre che della Sicilia. Con“Anna e le altre”, studio teatrale da Anna Cappelli di Annibale Ruccello, ho raccontato di una donna assassina e “aspirante cannibale” per amore, ribaltando pertanto completamente la tematica de “Il mostro” e della donna vittima dell’uomo! Anna Cappelli, pur rispettando interamente il testo di Annibale Ruccello, nella mia regia viene interpretata da sette diverse attrici,che affrontano un viaggio essenzialmente interiore, in sette “quadri emotivi”. In questo viaggio, Anna spazia in lungo e in largo dentro i suoi trascorsi quotidiani e in mezzo ad altre figure evocate: i genitori, le sorelle, la signora Tavernini ed infine il ragioniere Tonino, che personifica l’amore ed il miraggio di riscatto umano, affettivo, economico e sociale. Ma proprio Tonino, innescherà la miccia che manderà in tilt la fragilità affettiva ed emotiva di Anna. Con Anna Cappelli, ho pertanto indagato la parte oscura dell’animo umano, anche femminile. In Anna Cappelli si può leggere un chiaro attacco dell’autore alla società, una previsione di quello che col tempo è veramente divenuto uno dei nostri “valori” principali: il possesso delle cose e delle persone. Ecco, sicuramente quello che per adesso mi è piaciuto indagare in teatro è l’animo umano, con le sue mille fragilità e contraddizioni e nei suoi aspetti non sempre positivi. Continuerò a muovermi probabilmente in questa direzione, ma magari tutto dipenderà dall’inspirazione di un momento, da una suggestione che mi interesserà e mi invaderà, diventando bisogno creativo ed espressivo e ciò a prescindere dalla tematica di base. A queste visioni “sceniche” probabilmente mi porta anche la mia laurea in Architettura: pensi che la mia tesi di laurea aveva per argomento il Teatro Luigi Pirandello di Agrigento. Respirare l’aria di un teatro, piccolo o grande che sia, mi ha sempre reso felice”.

Oltre ai premi sopracitati, la sua Associazione è stata appena insignita anche del Premio “Alessio Di Giovanni 2019” per il teatro, premio giunto alla sua XXII edizione ed organizzato dall’Accademia Teatrale di Sicilia. Cosa rappresenta per lei e per il suo lavoro ogni nuovoriconoscimento?

 “Sicuramente un motivo di gioia ed orgoglio, non solo per me come regista della compagnia, ma anche e soprattutto per tutta la “famiglia” di attrici ed attori del TeatrAnimalab. La motivazione del premio attribuito a TeatrAnima, “per la promozione di testi teatrali” mi rassicura sull’operare delle scelte testuali a volte rischiose. Ma non si deve dimenticare che il teatro, nelle sue origini, era sì uno spettacolo di massa, ma anche uno strumento di educazione nell’interesse della comunità. Con TeatrAnima, sin dalla sua costituzione nel 2015, abbiamo optato per la scelta di autori spesso poco rappresentati, sia italiani che stranieri, e per tematiche a volte “scomode” e di non immediata comprensione. Questo probabilmente ci ha precluso e ci precluderà spazi riservati ad un teatro “di pura evasione”, ma l’aver vinto il I° Premio Social Portici in Teatro (NA), il Premio Alessio Di Giovanni 2019 ed essere tra i cinque finalisti regionali del Premio Ulisse FITA SICILIA 2019, mi conferma che stiamo facendo delle scelte di qualità”.

Progetti per il futuro?

A breve riprenderemo le audizioni per le iscrizioni 2019/2020 del TeatrAnimalab, il laboratorio di recitazione che conduco per l’Associazione Culturale TeatrAnima di Agrigento. Continuerò pertanto quell’attività di ricerca, formazione e crescita personale e artistica, che non ha mai termine, soprattutto per un “aspirante regista” come preferisco definirmi, dato che la mia formazione non è purtroppo accademica, ma il risultato di una grande passione e di tante esperienze artistiche, piccole e grandi, mediante le quali ho cercato di assorbire quanto più potevo sulla nobile arte del teatro.Considerato che il laboratorio ha una finalità didattica, basata essenzialmente sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell’attore, lo studio degli atteggiamenti corporei e non verbali, nonché il “sottotesto” del messaggio da trasmettere, lavoreremo su “registri”teatrali ancora in parte inesplorati dagli allievi, quali ad esempio l’ironia ed i tempi comici.Non voglio anticipare nulla, ma ho già in mente un autore e drammaturgo italiano, attivo soprattutto nella seconda metà del ‘900, che esordì con opere di impegno sociale osteggiate dalla censura dell’epoca. Le sue opere, ancora oggi poco rappresentate, sono caratterizzate da una critica cinica ed ironica del modo di vivere contemporaneo, attraverso la descrizione della classe borghese e piccolo-borghese colta nella sua vita quotidiana, nelle sue falsità e contraddizioni. Trovo le sue tematiche ancora oggi attuali, interessanti e divertenti, pur facendo pensare ma“senza darlo a vedere””.

 

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Scritto da su set 9 2019. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, Interviste. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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