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La Cassazione nega i domiciliari a Giovanni Brusca

La prima sezione penale della Cassazione ha risposto no alla richiesta di concessione degli arresti domiciliari in una località protetta da parte di Giovanni Brusca, detenuto in carcere da 23 anni. Anche la Procura Generale della Cassazione, nel corso della requisitoria, ha ritenuto di non concedere la detenzione domiciliare all’ex boss di San Giuseppe Jato. Il difensore di Giovanni Brusca, l’avvocato Antonella Cassandro, che ha firmato il ricorso in Cassazione, spiega: “Brusca terminerà di scontare la pena in carcere nel 2022 se la Cassazione non aprirà ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno ‘sconto’ di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario. La Cassazione, così come il Tribunale di sorveglianza, ritengono che Brusca non si è ravveduto a sufficienza. Invece Brusca non rifarebbe quello che ha fatto” e ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, e le autorità di pubblica sicurezza di Palermo. E’ comunque umanamente comprensibile la posizione di contrarietà al beneficio espressa dai familiari delle vittime di Brusca”. Giovanni Brusca, per effetto delle norme sulla collaborazione, oltre ad evitare l’ergastolo per le decine di omicidi commessi, ha usufruito di 80 permessi.

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Scritto da su ott 8 2019. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, SECONDO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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