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Recensione di Death Stranding per Ps4

Deahth Stranding è finalmente arrivato: c’era tanta attesa per questo gioco targato Kojima Production il primo del maestro giapponese papà di Metal Gear Solid dopo l’abbandono a Konami. Dopo la cancellazione del progetto P.T. Silent Hills, il nipponico si é buttato su questo maestoso progetto fatto di anni di lavoro, trailer vari e di cui non si capiva la trama o cosa trattasse esattamente, con il volto del protagonista che è Norman Reedus il famoso attore di The Walking Dead e che gìà era spuntato nella demo gioco del già citato progetto P.T.

Silent Hills. Andiamo al gioco che sfrutta la famosa grafica Fox Engine; la trama narrerà del personaggio di nome Sam che trasporta un bambino piccolo in una bottiglia arancione legata al petto. Resta con lui in ogni momento. Il bambino, chiamato BB, è essenzialmente uno strumento: avvisa Sam di apparizioni spettrali chiamate BT, che punteggiano il paesaggio post-apocalittico che deve attraversare. BB sarà costantemente una compagnia di Sam e lo vedremo piangere, ridere e tanto altro.

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 Death Stranding può essere decisamente noioso, ma c’è anche bellezza e cuore da scoprire se si riesce a rimanere con esso. Death Stranding si svolge in un futuro lontano, che è stato devastato da un fenomeno in gran parte inspiegabile chiamato Deadth Stranding (strage della morte). Ha spazzato via città e quasi tutta la vita mentre apriva un cancello tra i mondi dei vivi e dei morti.

Fortunatamente, il gameplay è molto più semplice della narrazione. Inizialmente, tutto ciò che stai facendo è camminare. La società per cui lavori, Bridges, fornirà un pacchetto e dovrai consegnarlo a piedi. Come la maggior parte dei personaggi dei Videogiochi, Sam può trasportare una quantità incredibile di cose; ma a differenza dei suoi contemporanei, Sam deve rendere conto di tutto ciò che trasporta.

Il gioco è, per la maggior parte, dolorosamente serio. Non si vedrà Sam sorridere molto; ha anche una curiosa allergia che lo fa piangere mentre fissa il cielo. Il mondo è stranamente vuoto – non si vede la gente nelle città, a parte un ologramma di chi è responsabile del centro di distribuzione – ed è perennemente desolante e grigio. Nel frattempo, nel vero stile Kojima, ci sono molti momenti da rompere il quarto muro.

Sam riconoscerà la telecamera, a volte indicandoti dove vuole andare o semplicemente facendo l’occhiolino, e se guardi il suo cavallo troppo a lungo, si arrabbierà. Ci sono boss che si definiscono boss e una manciata di altri momenti che prendono in giro i tropi dei videogiochi. Ci sono anche molti cameo di celebrità – e non solo il cast principale, che comprende Reedus, Mads Mikkelsen, Lea Seydoux, Guillermo del Toro e Margaret Qualley. Per quanto strano e stupido possa essere tutto ciò, produce alcuni momenti davvero umani e toccanti. Nonostante i loro nomi ridicoli, il cast di Death Stranding è interessante e persino adorabile. Per abbracciare completamente Death Stranding , si deve lasciare andare quel desiderio di sapere tutto. Non è sempre facile arrivare a quei momenti e si dovrà sospendere abbastanza spesso l’incredulità per goderne appieno, ma per un certo tipo di giocatore, quel lungo ed estenuante viaggio varrà la pena.

fonte paladinidelvideogioco.com

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Scritto da su nov 15 2019. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, Gamestation, IN EVIDENZA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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