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ISOLAMENTO VIARIO NELL’AGRIGENTINO.ILCARTELLO SOCIALE C’E’,ADESSO SI CONCRETIZZI CON I CARTELLI E I CANTIERI STRADALI.

 

 OSPEDALE DI WHUAN

 

Una data,quella del 25 gennaio venti/venti,può segnare una ripartenza per tutto il territorio agrigentino,dopo anni e anni di silenzio e isolamento e marginalizzazione sociale ed economica attraverso delle tabelle che sulle strade della provincia potevano essere modificate in fine pena mai

L’elenco dei disastri,dei danni,della normalizzazione viaria sarebbe troppo grande e forse non sarebbe adesso l’ora di gridare rabbia e sdegno per una situazione infrastrutturale che tocca tutte le arterie agrigentine,dalle statali,alle provinciali,alle comunali,alle interpoderali per non parlare di viadotti,ponti,gallerie,chiuse del tutto o parzialmente.

Il punto è un altro:questo territorio non può assistere inerme ad altri dieci anni di peripezie per collegare qualsiasi zona geografica dei nostri 43 comuni continuando su questo stato dell’arte.

Sì è costituito finalmente un cartello sociale,dove la Pastorale della Chiesa,le organizzazioni sindacali,le associazioni e le organizzazioni di categoria vogliono chiedere perché lo sviluppo ad Agrigento si è fermato e chi ha responsabilità di governo passa il tempo a rimpallare competenze e decisioni come se fossimo in un tavolo di carambola.

Oggi,se veramente c’è una coscienza critica,civile e si vuole ricominciare un percorso,si deve procedere conseguentemente.

Ci sono voluti dieci anni dopo la paventata chiusura dell’Ospedale San Giovanni di Dio per rivedere il popolo scendere in piazza e rivendicare legittimi diritti,con le pettorine gialle.Non saremo a Parigi,ma un messaggio è passato forte,verso le Istituzioni,i Governi,i Ministeri,l’Anas,l’Rfi,ulteriori ritardi non saranno accettati.

Qui a questo punto non è vero che mancano solo i trasferimenti dello Stato con la famosa perequazione infrastrutturale del 34% in quanto regione a Statuto speciale e insulare,qui c’è un problema di fondo:siamo tra le regioni record per incompiute.

Dall’ultimo focus del 2019 ci sono154 cantieri bloccati in Sicilia,opere finanziate che non rispettano mai i tempi di realizzazione e poi si scomodano a cadenza più o meno scontata,opere che servono solo per certificare l’esistenza in vita di governanti isolani,con il sogno del Ponte sullo Stretto.

Ecco perché il popolo agrigentino chiede prima il pane ai circensi.

Vedere tra l’altro madri e padri che hanno visto perdere la vita dei propri cari per l’insicurezza delle nostre strade dimostra che il problema c’è e che ancora è lontano da essere risolto.

Le due grandi opere la ss.640 e la ss.189: la prima,una superstrada ideata nel lontano 1999,finanziata nel 2006 e che ha visto la posa della prima pietra il 9 marzo 2009 è la sintesi di un territorio che è rimasto fermo al palo,un progetto da circa un miliardo e mezzo di euro che deve collegare Agrigento e Caltanissetta in circa 30 minuti e che adesso,se i lavori riprenderanno a pieno regime,le ultime notizie diramate dal Viceministro del Mit Cancelleri parlano di fine lavori 2022 compreso il raccordo di collegamento con l’autostrada per Catania.

Se tutto va bene dalla posa della prima pietra al completamento dei lavori 70 Km circa,ci vorranno 13 anni e oltre.

Per non parlare dell’altra grande incompiuta:la Palermo-Agrigento e i 34 km di ammodernamento da Bolognetta a Lercara,che più che il cantiere dei mille giorni sta diventando una saga dove ogni anno si accendono ulteriori semafori e disagi per i pendolari.

Il cahiers de dolèances sarebbe sterminato dai comuni delle aree interne ai collegamenti con Palermo e Catania,però adesso,se c’è questo cartello sociale,se c’è un popolo interessato che i cantieri si chiudono e le strade,i ponti etc siano transitabili,sicuri,moderni,non si può più demordere.

Non possiamo sognare come a Whuan che in 10 giorni si costruisca un ospedale per l’emergenza corona virus,ma non possiamo aspettare altri 10 anni per completare o realizzare infrastrutture che dovrebbero essere funzionali da tempo.

Se i territori e i loro rappresentanti cominceranno a stressare Anas,Ferrovie e i governi in carica,forse questo territorio non conoscerà la parola isolamento e marginalità,la strada da percorrere non è che all’inizio.

Tra l’altro oggi non c’erano uomini del governo regionale e nazionale,speriamo che si sono rimboccati le maniche.

 

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Scritto da su gen 25 2020. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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