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Il segretario provinciale della Fast Confsal Manlio Cardella fa delle riflessioni per il 50° dello Statuto dei lavoratori fra Jobs Act,Riforma Fornero e “Infortuni”permanenti al diritto al lavoro

manlio cardella

 

 

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Confsal con il Segretario Generale Angelo Margiotta ha dedicato ieri una importante giornata di riflessione commemorativa alla presenza di illustri personalità politico sindacali.Ad una attenta lettura delle dichiarazioni assurte a vario titolo sulla stampa, constato che tanti riconoscono proprio alla Legge n.300 del 1970 un preciso richiamo alla nostra Costituzione, che è il lavoro!  Una leggef ondamentale per la democrazia, per i diritti sindacali, per   l’intera società italiana, che ha messo al riparo dignità nel lavoro, diritti del lavoratore e  tutele sindacali.

Brodolini, Donat Cattin, Gino Giugni, mai avrebbero immaginato che questa geniale creatura normativa potesse subire una simile aggressione ai diritti sindacali dei lavoratori edalla tutela  degli stessi in caso di licenziamento illegittimo; che non è un eufemismo definire un vero esproprio delle libertà della condizione del cittadino.

Abbiamo assistito in questi anni a svariati tentativi di discarico su chi dovessero ricadere le responsabilità dell’abbattimento della soglia minima di tutela dei lavoratori rappresentata dal diritto al lavoro.Gli economisti scaricano la causa sull’Europa, preoccupata di far quadrare i conti in disordine dell’Italia, per restituire competitività alle  aziende che si dicevano essere in difficoltà nei mercati internazionali.Come se a limitarne crescita ed espansione,la responsabilità fosse da addebitare ai “ lavoratori a tempo indeterminato”.  Ad aggravarne ulteriormente il carico avverso la legge 300, si è arrivati persino ad accusare la giurisprudenza corrente di tutelare eccessive difese nei confronti dei lavoratori.La verità è che per migliaia diultra cinquantenni, per citarne alcuni tra le tante fattispecie, dipendenti  di  aziende “ sapientemente” tenute  sotto i 15 dipendenti   così da essere licenziati  “ arbitrariamente,liberamente e subito”   per motivi oggettivi economici,  è stata una tragedia  per loro e le rispettive famiglie.Il tramonto sul sacrosanto diritto al lavoro è calato con il Jobs Act  una riforma  promossa e attuata, attraverso l’emanazione di  provvedimenti legislativi varati dal 2014 in avanti volti a flessibilizzare, o meglio a “ ultraprecarizzare” il mercato del lavoro.

Si giunse persino a giustificare  tale provvedimento poiché adottato nell’intento di ridurre la disoccupazione  così da stimolare le imprese ad assumere. Ovviamente ad assumere alle sole loro stringenti condizioni :“ prendere il lavoro esclusivamente precario, o lasciare. Avanti un altro…c’è posto”.Che dire di centinaia di migliaia di famiglie, che dopo il Jobs act non hanno più visto sorridere i  genitori, i figli, per non parlare dei nonni, le cui pensioni minime sono state eroicamente sacrificate del tutto alla sopravvivenza di figli e nipoti.Come confligge tutto ciò con l’abusata parola “ Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti”. Sembra quasi una provocazione lessicale, vien da dire tutele per chi, per quanti, come, a quali sacrifici, giovani, uomini e donne, spesso silenziosamente vessati e mobbizzati ?

Non è un eufemismo affermare al tempo attuale che la bandiera dello Statuto è stato per decenni l’articolo 18  rendendo  quasi residui i restanti 34 articoli.Una cosa certa è che il nostro Paese, al tempo del Covid-19, necessita di una profonda riforma e rivisitazione normativa delle politiche attive e contrattuali del lavoro, della bilateralità, della previdenza, della formazione  e del sistema della concertazione.In tal senso occorrerebbe una semplificazione del quadro delle organizzazioni sindacali circoscritto  alle maggiori Confederazioni Sindacali Unitarie ed Autonome,  firmatarie di Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e\o firmatarie di accordi di  contrattazione aziendale di 2° livello con presenza obbligatoria di RSU eletti in tutti i luoghi di lavoro.Ed in un sussulto di democrazia, come spesso chiedono  molti lavoratori,  valutare d’introdurre una  validità annuale alla delega di adesione sindacale, con obbligo di rinnovo previa assemblea e consultazione da tenersi alla scadenza dell’anno in ogni luogo di lavoro del Paese, dal più piccolo alla fabbrica, previo un confronto  consuntivo  dell’anno trascorso al fine di richiedere ai lavoratori il rinnovo della fiducia per l’anno successivo, sottoscrivendo una nuova delega di adesione sindacale.I lavoratori italiani attendono fiduciosi che il sindacato riprenda  con forza e dignità  lotta e capacità rivendicativa, in ogni luogo di lavoro, pubblico e privato, fabbrica, cantiere, campagne, trasporti per riaffermare diritti e tutele sindacali .

 

 

 

Manlio Cardella

Segr. Prov. Fast Confsal

 

 

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Scritto da su mag 21 2020. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, POLITICA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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