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Amministrative.Miccichè-Firetto un solo vincitore,individualismo o collegialità,agli agrigentini la scelta finale

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Mentre scriviamo l’esito del primo turno delle amministrative ad Agrigento,ancora non sono stati ufficializzati i risultati delle ultime 4 sezioni del voto di domenica e lunedì,la 13-32-34-52 più che numeri del lotto, possono invece stravolgere la geografia del consiglio comunale.

Un risultato che, al primo turno,ha dato un segnale forse per alcuni inaspettato, Franco Miccichè ha l’identikit giusto per governare la città,almeno stando al sentiment popolare che ha premiato una certa moderazione e una sicurezza ad affrontare la campagna elettorale per far tornare a una normalità Agrigento.

Dall’altra un Sindaco uscente,Lillo Firetto,certamente ferito deve trovare una quadra a una situazione oggettivamente complicata.

La logica della corazzata delle 7 liste civiche,dove c’era tutto e il contrario di tutto,non ha funzionato.Anche perché Giorgia Iacolino,Gerlando Riolo e tanti altri candidati non venivano dalla luna e hanno sempre avuto un ruolo nei partiti.

Forse aver cristallizzato tutto sul civismo,conti alla mano,non ha portato il quid? Sfido chiunque a capire un elettore del Pd perché avrebbe dovuto votare per Firetto?

Tant’è vero che non c’è nessuna dichiarazione di Michele Catanzaro e Giovanni Panepinto,un silenzio assordante.

Negli ultimi anni il rapporto tra Firetto e la deputazione provinciale è andato via via scemando,diciamo che i punti di riferimento che naturalmente quasi ogni Sindaco ha con il parlamentare regionale non è stata la stella polare del primo cittadino agrigentino.

La politica è fatta anche di collaborazione e rapporti solidi se si vuol andare avanti,è vero che alla fine ci sono stati gli endorsement di Sindaci quali,Orlando,Nardella e Gori,ma sono sembrati più uno spot che un sostegno.

A questo punto,Firetto potrebbe cambiare strategia,azzerare la giunta e non è una bestemmia,essere meno super man e trasmettere che è umano.

Un politico della sua esperienza e del suo cursus honorum può anche scendere sulla terra,basta poco a riavere le simpatie e il consenso degli elettori,a condizione che da “Aquila non capit muscas” sia più operaio e parli con i verbi al plurale: Noi e non Io,Io,Io.

Dal self made man al primus inter pares che non è solo una miscellanea linguistica ma il modo di far capire a tutti che il Sindaco rappresenta l’intera collettività non solo le elites.

Forse non è neanche vero,però nella vulgata popolare una fetta della popolazione gli riconosce troppa autostima,troppo egocentrismo e pochi atti di contrizione.

Giocare a rialzo o di pancia spesso porta ad ulteriori errori.Ascoltare o confrontarsi con il popolo non è un atto d’amore o di devozione,fa parte dell’Abc del buon amministratore e prescinde dalle determine,dalle delibere di giunta e dall’approvazione dei bilanci consuntivi.

E non c’è bisogno di lanciare messaggi con effetti speciali,i cittadini chiedono normalizzazione della vita pubblica,avere servizi efficienti e pagare i tributi locali in maniera equa e giusta.

Se Firetto si dovesse apparentare smentirebbe se stesso e il protagonismo civico e la rigenerazione urbana,quindi da buon medico deve tamponare l’emorragia e trovare la corretta cura per far defluire i vasi sanguigni.

Franco Miccichè,finora numeri alla mano,è stata la sorpresa della giornata,il famoso referendum pro o contro Firetto ha dato un risultato,il cambiamento alla fine,abusato da tutti i candidati Sindaci,è stato letto dagli agrigentini all’interno della cabina elettorale,gli elettori hanno indirizzato il voto sul medico agrigentino votato dal 37%.

La domanda sorge spontanea,perché?

Un medico,un non politico,non uomo dei partiti che ha galleggiato da una repubblica all’altra ha avuto la fiducia di più di 11 mila agrigentini.

La risposta più plausibile è che il cittadino ha trovato in lui la sintesi di un moderato e di una squadra che senza effetti speciali possono dare una normalizzazione a 360° gradi a una città a oggi depressa e avviluppata in una mancanza di obiettivi chiari e netti.

In una sola parola si parte dal cittadino,si ascolta la pancia della gente,si razionalizza,si esamina e poi si fa la sintesi di governo.

Dicono che non ha una grande esperienza amministrativa,è vero,ma basta vedere le graduatorie nazionali del Sole 24 ore e di Italia oggi per capire che oggi ad Agrigento non ci vogliono geni o incantatori o storytelling poco realistici,qui ci vuole collaborazione,sinergia e soprattutto squadra.

Non più gruppi o gruppuscoli che decidono di mettere in posizione di governo lo scalda sedia o il yes man, ma amministratori che sanno mettere a disposizione il loro bagaglio e le loro competenze per Agrigento.

Miccichè ha dichiarato:”Io sarò l’allenatore di una squadra dove non ci saranno primi o secondi,ci sarà feed-back e si lavorerà per obiettivi”.

Una squadra di manager che hanno le coordinate politiche potrebbe essere una soluzione.

Vedremo alla fine che squadra uscirà fuori sperando che non ci sia sempre il Cencelli come breviario.

Dicono che Miccichè ha un punto debole nella comunicazione,non ha una vis polemica e non si lascia andare ad esternazioni d’amblè,finora ha tenuto un profilo basso ma nelle sue parole traspare determinazione e voglia di governare la cosa pubblica nella massima trasparenza e senza promettere le favole di Hansel e Gretel.

Il sentiment della gente spinge questo progetto a condizione che non ci siano apparentamenti con Forza Italia,Diventerà Bellissima e Fratelli d’Italia,oggi di fatto ai box.

Oggi un progetto che trova la sintesi in liste che si chiamano:Uniti per la città,Cambiamo Rotta e Facciamo Squadra allineata a questi partiti sarebbe un clamoroso autogol,anche perché il centrodestra unito ad Agrigento è una pure invenzione di qualche operatore politico.

Mettere in questo momento assieme politicamente Gallo e Di Mauro,sarebbe come firmare gli accordi di Oslo tra Arafat e Rabin con mallevadore Musumeci e il giorno dopo questo governo locale diventerebbe un’intifada dove la mina anti-uomo potrebbe scoppiare prima che Franco Miccichè metta il primo piede a Palazzo dei Giganti.

Da qui al 18 ottobre nulla è impossibile,ma i cittadini non sono automi telecomandati che si lasciano abbindolare solo da spot e dai soliti immarcescibili professionisti della politica che tutto hanno a cuore tranne che Agrigento e gli Agrigentini che vogliono rialzare la testa.

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Scritto da su ott 7 2020. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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