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Svimez, si allarga sempre di più la forbice tra il Nord e il Sud del Paese.

 

Dai dati del Rapporto SVIMEZ 2020 presentato recentemente emerge una situazione davvero preoccupante. Una riconferma di analisi, dati e previsioni da cui emerge ancora una volta il divario tra Nord e Sud, denunciato ormai da tempo. E proprio in questo periodo storico la recessione sta evidenziando tutte le contraddizioni economiche, infrastrutturali, sociali, sanitarie, politiche nel Mezzogiorno, sottolineando le disuguaglianze sociali di reddito, territoriali e accrescendo la povertà migliaia di persone.

Per il Sud -dichiara il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri - fino a ora solo chiacchiere e pochi fatti. Occorre verificare che gli investimenti vadano a buon fine, ok a cabina unica di regia per far sì che i Fondi Europei e gli investimenti vadano a buon fine”.

I numeri sono davvero preoccupanti: sono stati persi 280mila posti di lavoro, principalmente tra i nostri giovani e le donne, con un forte aumento dei NEET (i giovani tra 15 e 34 anni non occupati e privi di formazione): sono 1.800.000 nel terzo trimestre di quest’anno al Sud, di cui poco più di un milione di donne.

Questi dati Svimez - afferma ancora il leader della Uil Bombardieri – “confermano quello che abbiamo denunciato da tempo. Il disagio sociale nel Sud è aumentato. Chiediamo investimenti infrastrutturali e sociali, dare maggiore attenzione al mezzogiorno chiarendo quale sia l’idea di sviluppo”.

Il Mezzogiorno è da sempre vittima di una crisi ormai cronica, peggiorata oggi da una forte recessione causata dall’epidemia di coronavirus, che ha colpito pesantemente il tessuto economico, facendolo raggiungere ai minimi storici i livelli occupazionali e produttivi. In questo periodo di forte contrazione, continua ad incidere negativamente, sulle fasce più fragili della popolazione. Occorre aggiungere il pesante ritardo dei servizi scolatici e sanitari: a tutto ciò va aggiunta una diminuzione della popolazione residente, un aumento delle famiglie con un sostegno al reddito. In sostanza un vero processo di ingiustizia sociale, in atto ormai da tanti anni che incrementa le distanze tra cittadini e territori causandone quindi un forte disagio sociale e generando un’incidenza della povertà assoluta.

Un altro sconcertante dato che è emerso dai dati statistici è il sensibile calo dell’occupazione giovanile, di 573mila unità al Sud, a fronte di una crescita di 689mila over50. Solamente nel 2018

(sempre dati Svimez) si sono persi dal Mezzogiorno oltre 138mila residenti, di cui 20mila hanno scelto un paese estero come residenza, lasciando la propria terra per una regione del Centro-Nord.

La realtà del Mezzogiorno è drammatica, conclude il leader della Uil- ma i politici, evidentemente, lo hanno dimenticato. Noi più volte abbiamo invitato il Governo a porre l’attenzione sullo sviluppo e non sull’assistenza. La nostra proposta deve ripartire dalla dignità del lavoro, creando un’occupazione stabile, e misurando gli investimenti da realizzare per la sostenibilità sociale e non solo per quella economica. Strade e ospedali non sono distribuiti in modo omogeneo su tutto il territorio del paese e questo penalizza pesantemente il Mezzogiorno, dove da tempo è bloccato l’ascensore sociale che impedisce ai nostri giovani di sperare in un futuro migliore”.

Intanto il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, ha reso noto che per il Sud sono a disposizione 140 miliardi aggiuntivi nei prossimi sette anni, tra fondi europei e nazionali. Mai come in questo momento, occorre però dimostrare una vera e propria capacità di spesa, affrontando questo “momento storico epocale” con una “strategia di sistema” e con politiche di investimento adatte a permettere al meridione di poter dare un contributo rilevante alla ripartenza. “Di fronte al lavoro che non c’è, – spiega Provenzano - la soluzione resta quella di rilanciare gli investimenti pubblici e privati, andando a favorire l’occupazione di giovani e donne”.

Mai come in questo momento è auspicabile e necessario che tutte le istituzioni, parti sociali e imprese, forze di governo e opposizioni, riescano a lavorare e collaborare insieme, mettendo finalmente da parte ogni steccato politico e ideologico, per il raggiungimento del bene comune che partendo dal mezzogiorno, riesca a trainare il resto del Paese.

Enza Maria Agrusa

 

 

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Scritto da su nov 26 2020. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, IN EVIDENZA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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