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RIGASSIFICATORE : NEGATIVI ASPETTI TERRITORIALI, INTERVIENE IL COMITATO SALUTE PUBBLICA NO-RIGASSIFICATORE

aldo capitano

 

Si è attivato un sostanzioso gran dibattito sul tema del rigassificatore a Porto Empedocle Marina di Agrigento. Non dobbiamo trascurare la grande complessità attuativa penalizzante , soprattutto legata alla sicurezza, alla localizzazione adiacente alla antica Città di AKRAGAS , ai grandi rischi per la popolazione e per l’ambiente, per le attività esistenti, dislocate sul porto e lungo la costa.

Ricordiamo le ricadute sulla economia dei territori vicini oltre che sui comuni dell’ hinterland agrigentini. Un rigassificatore prevede uno studio molto impegnativo che comporterebbe l’obbligo di decisioni supportate da pareri tecnici, da approfonditi studi di fattibilità, nonché l’obbligo di specifiche procedure ai sensi delle normative vigenti in materia. La fattibilità di un rigassificatore dovrà essere sottoposta ad una attenta e approfondita disamina in conferenza dei servizi dal comitato tecnico regionale, dei vigili del fuoco, della capitaneria, dai rappresentanti ministeriali, dalla Regione Siciliana, Assessorato Regionale alla Protezione civile, Assessorato Regionale alla Sanità, Assessorato regionale al turismo e al territorio, e dall’Assessorato ai BBCCAAIS , che è attento e vigile a tutelare e salvaguardare il territorio dei beni culturali archeologici, ambientali, paesaggistici , il Parco letterario Pirandello e il parco Archeologico . Non si possono trascurare e cancellare anni di lotte politiche ambientali per le attività di salvaguardia e vigilanza dell’ abusivismo edilizio, ricondotto ai decreti Gui Mancini, Nicolosi, Codice dei beni culturali n. 42/2004 e la Legge regionale 20/2000 con l’istituzione del Parco Archeologico e la riconferma delle aree protette divise in zone A , ambientali paesaggistiche che inducono alla inedificabilità pressoché assoluta , termine sancito nel Decreto interministeriale gui Mancini . Anni e anni di lotte per salvaguardare le aree protette demaniali , non possono essere lacerate e bruciate per un rigassificatore che nei luoghi empedoclini non può sorgere per impraticabilità della fattività procedurale. Il Comitato Salute Pubblica, che scrive, ritiene che entrambe le eventuali procedure , sia quella che prevede la collocazione del rigassificatore in banchina a Porto Empedocle, sia quella in mare aperto, presentino criticità rilevanti e tali da non ritenere adeguata l’area del Porto di Girgenti.

Un impianto di rigassificazione, in banchina o in mare, è sottoposto, leggendo alle direttive Seveso (rischi di incidenti rilevanti) di cui al Dlgs 105/2015. Da una recente sentenza del TAR TOSCANA sul rigassificatore di Livorno (n. 1870 del 30 luglio 2008) si afferma che “la nave, essendo stabilmente ancorata al fondo marino, perde la principale caratteristica del mezzo di trasporto, vale a dire la mobilità da un luogo all’altro, per assumere la diversa funzione dell’impianto fisso di immagazzinamento e trasformazione del gas liquefatto, come tale soggetto alla disciplina degli impianti a rischio dettata dal D.Lgs. n. 334/99” oggi Dlgs 105/2015. Il rigassificatore verrebbe attraccato per 1-2 anni in una delle banchine disponibili all’interno di un porto troppo piccolo, attiguo alla città, con quartieri abitati vicinissimi, con attività e servizi esistenti, con un traffico di navi e passeggeri intensissimo, con traffici commerciali ingenti.

Ebbene, chi si assumerà la responsabilità di garantirne la sicurezza? Come si potrà addivenire ad autorizzare un rigassificatore che dovrà garantire una fascia di sicurezza in analogia agli impianti situati a terra, considerando che nelle vicinanze vi sono turisti, lavoratori, abitazioni. Il Governo ha la grande responsabilità di attenersi alle verifiche tecniche da parte di Snam, ma le proposte della società sulla fattibilità del luogo, sulla sicurezza, sui rischi, sulle fasce di rispetto dovranno essere approvate da organi tecnici e istituzionali. Il rigassificatore ,costituirebbe un enorme mostro, elemento negativo da sommare sull’ambiente marino, sull’impatto visivo, con ripercussioni sul turismo di una vasta area. E Non meno rilevanti sono gli aspetti legati all’inquinamento marino. Infatti, per riportare il gas liquido allo stato gassoso si stima, a 35 metri di profondità nella zona dell’impianto, una perdita di habitat marino pari a 230 ettari all’anno. Occorre il coinvolgimento di tutti i sindaci della provincia di agrigento, che , costituiti insieme possano far valere le ragioni della non fattibilità per i risvolti negativi ambientali e soprattutto alla caduta della economia e del turismo.

Il Comitato Salute Pubblica pro No-Rigassificatore Aldo Capitano

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Scritto da su mag 19 2022. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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