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I tre moschettieri sono tornati? Presente e futuro nella politica agrigentina:si riparte dal passato e dalle loro storie

toto cuffaro

 

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decio terrana

Siamo nei giorni meteorologicamente più freddi dell’anno, i cosiddetti giorni della merla, però contestualmente siamo nella fase politica più dura, convulsa e schizofrenica del dopoguerra.

Tra pandemia, zone gialle, rosse e “Verdone”, vaccini che rallentano e contenziosi in atto tra il governo nazionale dimissionario e i colossi delle multinazionali che non stanno rispettando gli impegni presi per la somministrazione, oltre un’emergenza sociale, economica e commerciale che da un anno affossa intere categorie e classi sociali che tengono in ambasce un’intera nazione, viviamo uno stress test continuo.

Perché scrivo di politica e accenno alla situazione di uomini che hanno attraversato nel bene o nel male il nostro tempo? Agli storici l’ardua sentenza più di un quarantennio di politica attiva.

Ebbene Toto’Cuffaro, Vincenzo Giambrone e Decio Terrana rappresentano una storia, a molti fa storcere il naso perché questo pezzo importante di politici e di una politica che sembrava archiviata per sempre, invece adesso un po’ in controtendenza viene rivalutata e quasi: udite, udite, invocata da molti operatori politici e pezzi corposi della società che si sono trovati come i curdi senza fissa dimora e alla ricerca del vello d’oro come gli argonauti nel passaggio traumatico dalla prima alla seconda repubblica, hanno forse trovato un perché .

Mancava ai tasselli della mediocre e silente politica siciliana e agrigentina, la frangia e la storia democristiana, questa galassia che se pur in parte piena di contraddizioni politiche ha retto per quasi cinquant’anni l’Italia e anche la nostra Sicilia.

I tre moschettieri: Athos,Portos e Aramis traslati con i nostri eterni personaggi democratici e cristiani: Cuffaro, Giambrone e Terrana si caratterizzano come gli unici politici chi per un verso chi per un altro per riannodare e far ripartire la politica e un modello organizzativo di partito che non sia solo legato al mondo social, ai video autoprodotti, alla politica ormai da avanspettacolo e dal sapore populista e demagogico.

La nemesi storica non può essere cancellata, prima Don Luigi Sturzo con il Partito Popolare nel ’19 e poi Giuseppe Alessi vicino alla Fuci nel ’46 diedero l’imprimatur alla nascita della “balena bianca” che nell’arco della fase post-guerra ha rappresentato uno spaccato realistico del Paese.

Adesso l’Italia, ancora oggi è un paese che va ricostruito e che necessita interventi forti dalla politica per evitare ancora di più le differenziazioni territoriali, geografiche e le forti sperequazioni economiche che purtroppo ci sono.

Oggi il popolo non insegue l’assalto ai latifondisti, però lascia senza parole che durante il primo lockdown si è sviluppato il welfare mafioso contrapposto al welfare state.

Una pagina veramente brutta che deve essere sconfitta dalle istituzioni, perché è inutile nascondercelo, nella povertà , nel bisogno, nei ceti meno abbienti se non intervengono prontamente le Istituzioni preposte, l’anti-Stato e le organizzazioni criminali operano con violenza, voracità, imponendo leggi assurde e che rendono per chi li subisce uno stato di prostrazione.

Tornando ai tre politici, visto il vuoto politico che si è determinato in Sicilia anche per gli eterni stop and go dello stesso Governo Musumeci, dalla finanziaria 2020 e dei famosi ristori e la rimodulazione dei Poc e dei fondi europei circa un miliardo e quattrocento milioni che stentano a decollare, si va avanti in continui karakiri dal piano dei rifiuti incagliato secondo il Cga per la vischiosità normativa, al giudizio di parifica sul rendiconto generale 2019 della regione già bacchettato dalla Corte dei Conti con un rinvio tecnico da dove si capirà finalmente se i pasticci sono ascrivibili al governo o all’alta burocrazia siciliana sempre a rincorrere e quasi mai a fare chiarezza sulla reale situazione economico-finanziaria che passa sempre da 15 anni a questa parte a piani di rientri, spalma debiti e attuazione di riforme che spesso quando vengono esitate dal Parlamento Siciliano hanno come risposta immediata impugnative del governo.

Adesso parliamo dei tre politici.

Il primo,il redivivo Toto’ Cuffaro che se pur condannato in via definitiva, può tornare a fare politica nella Democrazia Cristiana sotto forma di allenatore che dovrebbe formare e far emergere la nuova classe dirigente dello scudo crociato che dopo il suo settennato a Palazzo D’Orleans si è frazionato in mille rivoli, adesso avrà un seguito o è un tentativo velleitario e fuori dal tempo?

Poi c’è Decio Terrana, sicuramente un pedigreè politico meno importante del Toto’ baci e abbracci, lavora costantemente a ricreare le condizioni di una politica moderata con l’Udc, anche se azzoppata dall’indagine che ha colpito Lorenzo Cesa,il politico di Arcinazzo che si è messo di lato e che sicuramente non è riuscito a trovare una linea politica vincente per un partito dalle tradizioni gloriose e che da troppi anni è relegato a una posizione posticcia e ininfluente nei palazzi della politica romana.

Decio un po’ anche lui ex di tutto, si è trasformato in autentico Deus ex machina e soprattutto in Sicilia e ad Agrigento nel suo ruolo di commissario regionale sta riempiendo le caselle di giovani, c’è da capire se realmente vuol fare nascere una classe dirigente di livello, operazione mai riuscita negli ultimi vent’anni nella nostra isola, dal 2000 in poi, quando i quarantenni come Massimo Grillo, Filippo Drago,D’Alia e altri che chiedevano spazio a Cuffaro, Lombardo e altre vecchie volpi non trovarono gli spazi politici e il progetto naufragò, oppure è un’operazione di svecchiamento apparente.

Infine il neo-sovranista Vincenzo Giambrone che dopo aver preso dei colpi bassi da Forza Italia tramite Miccichè e Gallo come un novello sprinter vuole ripartire dalla Lega e dai territori dopo l’accordo con Nino Minardo altro sovranista di ultima infornata dopo essere rimasto deluso dagli ultimi anni del Berlusconismo decadente.

Anche per Giambrone la domanda è legittima: è un’operazione fatta con passione o è un approdo per riciclarsi e riadattarsi in un contenitore e un partito che se pur sulla carta cambiata non è stato mai così tenero con il Meridione.

Un’ultima domanda può essere la risultante di questa analisi e se questi mondi e galassie se pur anche ingiallite dal tempo e forse anche dalla storia ,mettessero da parte il loro individualismo per creare un progetto unitario dove la coesione e la collaborazione superi gli eterni individualismi e frazionismi .

Ormai è da 25 anni dalla lite tra Gerardo Bianco e Rocco Buttiglione con la scissione tra i popolari e cristiani democratici uniti che la balena bianca è stata trasformata in un centrino di delfini spiaggiati.

 

 

 

 

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Scritto da su gen 29 2021. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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