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Sunday bloody Sunday.Lorenzo e Federica sempre presenti, un anno senza di loro e senza un perché.  

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Ho riflettuto molto prima di scrivere queste brevi considerazioni che rievocano due ragazzi perbene: Lorenzo Miceli e Federica Aleo volati via troppo presto in una maledetta domenica proprio di un anno fa ,in uno schianto che per tanti amici e le famiglie riecheggia sempre nelle menti e nei cuori.

Una giornata davvero particolare per andarsene, il primo Lorenzo purtroppo subito, Federica qualche mese dopo a causa delle conseguenze dell’incidente fatale.

Esattamente un anno fa, una candelora davvero particolare. Il 2 febbraio 2020 oltre a essere il giorno che secondo la tradizione è dedicata alla festa della luce e della purificazione è anche una data palindroma ovvero che si legge allo stesso modo da sinistra a destra e viceversa: 02022020. A livello globale, dato che le date si scrivono in maniera diversa a seconda del paese in cui si è (in Inghilterra e Stati Uniti si indica prima il mese e poi il giorno), non capitava dall’11 novembre 1111 (11111111).

Non vogliamo prendercela con i palindromi, però quel maledetto giorno nella notte tra il sabato e la domenica ha lasciato nello sgomento non solo una comunità: quella ravanusana,ma ha fatto e fa riflettere tanti giovani, tanti amici e anche chi non conosceva questi giovani, con una domanda fissa: si può morire in centro città in un incidente stradale autonomo dopo aver passato una serata spensierata, dopo una settimana di lavoro e di altro ?

La risposta è senz’altro no.

Non tocca a noi fare processi o emettere sentenze nei confronti di chi quella sera guidava, però c’è una chiusura delle indagini ed è chiaro che le famiglie, gli amici vogliono sapere e capire e chiedono verità e giustizia per ricordare la memoria di Lorenzo e Federica che si sono spezzati troppo presto.

In questi giorni da più parte ho ricevuto mail e chiamate che mi hanno raccontato dalle loro testimonianze chi erano questi due ragazzi giovanissimi 28 anni Lorenzo e 26 anni Federica, non mi piace essere partigiano o scrivere per essere accomodante, però i racconti sono stati troppo coincidenti, troppo precisi per essere intrisi di salamelecchi o di banalità.

Due ragazzi, il primo Lorenzo che dopo una laurea conseguita in Scienze Infermieristiche a pieni voti a Bergamo, aveva deciso di restare a lavorare qui, in una cooperativa San Teresa e nel giro di pochi mesi era il pupillo di tutti.

Professionalità, solarità, voglia di espletare ed esercitare la professione di infermiere come una missione, più che un lavoro.

L’orgoglio degli amici, di una famiglia straordinariamente legata, un papà Giovanni e la mamma Piera affascinati da un figlio che rendeva semplice, naturale e normale la cosa più impossibile.

Lorenzo in una sola parola, viveva la vita senza inseguirla, una macchina inesauribile di iniziative, un esempio di energia pulita e pura.

Ricordo che con il padre spesso parlavamo delle problematiche giovanili, delle strade, del dramma occupazionale e pur vedendo un uomo molto razionale e obiettivo, quando entrava in campo Lorenzo che ha avuto anche un’esperienza politica all’interno del consiglio comunale, si trasformava vedeva in lui la freschezza e la voglia di non abbattersi, Lorenzo era così una luce che non si spegneva mai.

Prima di quella maledetta domenica, nella Rsa dove prestava servizio anche se fuori dall’orario di lavoro attraverso un massaggio cardiaco aveva salvato una vita umana.

In una sola parola Lorenzo era questo, un ragazzo pieno di vita che rendeva ogni suo gesto,ogni sua azione una fonte di ricchezza e di arricchimento per sé e per gli altri.

Non ho conosciuto Federica ma le testimonianze la descrivono come una ragazza solare, disponibile, volenterosa attaccata al lavoro, faceva la commessa a Canicattì.

Una ragazza che dopo quel terribile impatto non si è svegliata più, anche lei purtroppo è volata via.

E’ passato un anno, i loro gesti e la loro testimonianza meritano di essere ricordati, al netto degli aspetti giudiziari questi ragazzi volati via troppo presto sono una testimonianza che va ripresa a futura memoria.

L’auspicio è che il Comune di Ravanusa e altri enti pubblici possano istituire una borsa di studio alla memoria di Lorenzo e Federica per non spegnere mai quella fiammella che dall’alto scalda tutti noi.

 

 

 

 

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Scritto da su feb 1 2021. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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