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YAR: Il Trono Dimenticato – Recensione PS5

 

Un GDR fantasy vecchia scuola, con tante idee e un mondo che chiede di essere esplorato

Ci sono giochi di ruolo che cercano di conquistare il pubblico attraverso una grafica spettacolare e una produzione cinematografica, e altri che preferiscono puntare tutto sulla libertà, sulla scoperta e sulla possibilità di costruire il proprio percorso. YAR: Il Trono Dimenticato appartiene decisamente alla seconda categoria. L’action RPG sviluppato da Honor Games arriva su PlayStation 5 con un’avventura open world che guarda ai classici del genere e cerca di distinguersi attraverso un’ambientazione ispirata al folklore slavo.

Il risultato è un titolo ambizioso, ricco di contenuti e con una personalità interessante, ma che non riesce sempre a trasformare le proprie idee in un’esperienza convincente. Dietro la voglia di offrire un’avventura ampia e articolata si nascondono infatti alcuni problemi tecnici e meccaniche che avrebbero meritato una revisione più approfondita.

Alla scoperta delle terre di Borea

Il viaggio ci porta a Borea, una terra fantasy avvolta da un’atmosfera cupa, dove una misteriosa corruzione sta avvelenando la natura e rendendo sempre più pericolosi gli ambienti selvaggi. La missione principale ci spinge a indagare sulle origini di questa minaccia, ma il vero interesse del gioco emerge soprattutto quando decidiamo di abbandonare temporaneamente la strada prestabilita.

YAR non ha fretta di accompagnare il giocatore da un obiettivo all’altro. Villaggi, personaggi, missioni secondarie e territori inesplorati invitano a procedere con calma, lasciandosi guidare dalla curiosità. È una struttura che ricorda alcuni GDR europei di vecchia scuola, nei quali il mondo non è semplicemente uno sfondo, ma un luogo da imparare a conoscere.

L’ispirazione al folklore slavo rappresenta uno degli aspetti più caratteristici dell’avventura. Le creature e le suggestioni mitologiche contribuiscono a dare all’universo di gioco un’identità diversa rispetto al fantasy più convenzionale. Non tutte le situazioni narrative riescono a lasciare il segno, ma l’ambientazione mantiene un certo fascino e offre una buona ragione per proseguire.

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Tre strade per affrontare l’avventura

All’inizio è possibile scegliere fra tre classi: Guerriero, Arciere e Volkhv. La prima privilegia il combattimento ravvicinato, la seconda permette di attaccare dalla distanza, mentre la terza si concentra sulle capacità magiche.

La progressione consente di migliorare attributi e abilità, rendendo gradualmente il protagonista più preparato ad affrontare le minacce di Borea. Anche l’equipaggiamento ha un ruolo importante, perché affrontare un nemico senza la dovuta preparazione può trasformarsi rapidamente in un errore fatale.

Il sistema di combattimento, però, è uno degli aspetti più controversi. Le animazioni non sempre risultano naturali, gli impatti delle armi potrebbero trasmettere maggiore peso e alcuni movimenti mancano della precisione necessaria per rendere gli scontri davvero appaganti.

La gestione della resistenza obbliga inoltre a ragionare sulle azioni da compiere, evitando di attaccare senza criterio. È un’idea che può funzionare, specialmente per chi ama i GDR impegnativi, ma la difficoltà rischia talvolta di essere accompagnata da una sensazione di macchinosità.

YAR richiede pazienza e un certo spirito di adattamento. Chi si aspetta un sistema di combattimento moderno, rapido e spettacolare potrebbe rimanere deluso; chi invece apprezza le meccaniche più ruvide dei giochi di ruolo classici potrebbe trovare una sfida interessante.

Un mondo ricco di attività

Uno dei punti di forza è senza dubbio la quantità di cose da fare. Il gioco propone oltre cento missioni, tre grandi insediamenti, diversi biomi e due fazioni tra cui scegliere. A questo si aggiungono numerose attività secondarie, che ampliano le possibilità offerte dall’esplorazione.

Alchimia, cucina, forgiatura, incantamento, pesca e gioielleria contribuiscono a rendere più articolata la crescita del personaggio. La raccolta delle risorse e la creazione degli oggetti diventano parte integrante dell’esperienza, spingendo a osservare con attenzione ciò che ci circonda.

È proprio in questi momenti che YAR riesce a mostrare il proprio lato migliore. Si parte per completare una missione e ci si ritrova a esplorare una zona sconosciuta, raccogliere materiali o dedicarsi a un’attività che inizialmente non avevamo nemmeno preso in considerazione.

Non tutte le missioni hanno la stessa qualità e una parte dei contenuti può diventare ripetitiva, ma la varietà generale permette di trovare spesso qualcosa da fare. È un approccio che privilegia la libertà rispetto alla spettacolarità e che può soddisfare chi ama dedicare molte ore a un mondo virtuale.

La versione PS5: qualche limite di troppo

Su PlayStation 5 il gioco mostra chiaramente la propria natura indipendente. L’ambizione è evidente, ma la realizzazione non raggiunge sempre il livello necessario per sostenere un’avventura di queste dimensioni.

Il problema principale non è tanto la volontà di proporre una grafica all’avanguardia, quanto la mancanza di uniformità nella rifinitura. Le animazioni, alcune interazioni e la gestione dei menu possono risultare poco convincenti. L’interfaccia, in particolare, non sempre sembra progettata pensando alle esigenze di chi utilizza un controller.

Quando si devono consultare informazioni, gestire l’inventario o selezionare equipaggiamenti, la navigazione può diventare meno immediata del previsto. In un gioco nel quale si trascorre molto tempo a raccogliere oggetti, migliorare il personaggio e organizzare le proprie risorse, si tratta di un limite che finisce per pesare sull’esperienza complessiva.

La presenza del supporto al DualSense e dell’ottimizzazione per PS5 Pro è positiva, ma non basta a risolvere le criticità strutturali. Anche la localizzazione italiana dei testi è importante, soprattutto considerando la quantità di dialoghi e missioni, sebbene la qualità della traduzione e la chiarezza dell’interfaccia restino elementi decisivi per garantire una buona fruizione.

Un’avventura consigliata soprattutto agli appassionati

YAR: Il Trono Dimenticato non è un gioco che conquista tutti al primo impatto. Richiede tempo per essere compreso, pazienza per superare le sue rigidità e una certa disponibilità ad accettare imperfezioni che in una produzione più rifinita sarebbero difficili da giustificare.

Eppure, sarebbe ingiusto fermarsi soltanto ai suoi difetti. Il mondo di Borea, l’ispirazione mitologica, le classi disponibili e la varietà delle attività dimostrano una precisa volontà di offrire un GDR ricco e libero. Non è un’avventura costruita esclusivamente per accompagnare il giocatore lungo una sequenza di eventi spettacolari: vuole lasciargli spazio, permettendogli di esplorare e sviluppare il proprio eroe secondo le proprie preferenze.

Il problema è che questa ambizione avrebbe avuto bisogno di una maggiore cura tecnica e di un sistema di combattimento più convincente. Alcune imperfezioni finiscono per interrompere il coinvolgimento e impediscono al gioco di raggiungere il livello dei migliori esponenti del genere.

Verdetto finale

YAR: Il Trono Dimenticato è un GDR dalle buone potenzialità, ma frenato da una realizzazione non sempre all’altezza delle sue ambizioni. L’esplorazione, l’ambientazione ispirata al folklore slavo e la quantità di attività costituiscono i motivi principali per dargli una possibilità. Il sistema di combattimento, l’interfaccia e la rifinitura tecnica rappresentano invece gli ostacoli più evidenti.

Su PS5 ci troviamo davanti a un’esperienza destinata soprattutto a chi sente la mancanza dei giochi di ruolo vecchia scuola e preferisce la libertà di esplorare a una progressione rigidamente guidata. Non è un titolo imperdibile per tutti, ma possiede abbastanza idee da meritare attenzione, soprattutto se gli sviluppatori continueranno a migliorarlo con aggiornamenti mirati.

Voto: 7/10

Pro

  • Ambientazione fantasy originale, ispirata alla tradizione slava.
  • Mondo aperto ricco di missioni e attività.
  • Tre classi con approcci differenti.
  • Numerosi sistemi di creazione e progressione.

Contro

  • Combattimenti spesso poco fluidi.
  • Interfaccia e comandi non sempre intuitivi.
  • Alcune attività diventano ripetitive.
  • Rifinitura tecnica discontinua.

In conclusione: un gioco di ruolo indipendente che guarda al passato con idee interessanti, ma che avrebbe bisogno di maggiore precisione e pulizia per trasformare le proprie ambizioni in un’avventura davvero memorabile.

fonte paladinidelvideogioco

 

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Scritto da su ott 17 2026. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, Gamestation, IN EVIDENZA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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