I nuovi capi, 64 ordinanze cautelari
ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, PRIMO PIANO mercoledì, marzo 16th, 2016E’ come se fossero delle metastasi, si tagliano e si arrestano, ma tentano ancora di alimentarsi e risorgere. E così è Cosa nostra a Palermo e provincia. I Carabinieri del Ros e della Compagnia di Monreale hanno registrato tanti imprenditori e commercianti innanzi alle abitazioni di Mario Marchese e di Gregorio Agrigento. Ai due confidenzialmente si rivolgono così : Zu Mariano e Zu Gregorio, e le richieste sono disparate. Ad esempio : “Zio Mariano, ho subito un danneggiamento al cantiere, chi può essere stato dato che pago il pizzo?”. Poi, uno che ha subito attentati : “Come mi devo comportare… mi devo guardare io o si devono guardare gli altri?”. E poi, “Zio Gregorio, dovrei recuperare dei soldi da un creditore”. Mario Marchese ha compiuto 77 anni di età lo scorso primo gennaio. E Gregorio Agrigento 81 anni li ha compiuti l’ 8 febbraio. Al tempo dell’ invasione a Palermo dei Corleonesi, Mario Marchese e Gregorio Agrigento sono stati fedelissimi a Salvatore Riina. Sono stati in carcere, e poi pensionati tra estorsioni, danneggiamenti e investimenti in quote societarie, come accusa la Procura di Palermo. Il procuratore Francesco Lo Voi e gli aggiunti Leonardo Agueci e Vittorio Teresi hanno firmato 64 ordinanze di custodia cautelare bombardando colonnelli e gregari che sarebbero stati a fianco di Mario Marchese, il presunto anziano capomafia che avrebbe tirato le redini del mandamento di Villagrazia, la parte orientale di Palermo, che Totò Riina gli affidò nel 1981 dopo l’ omicidio di Stefano Bontade, “il principe di Villagrazia”, amico di Mario Marchese che poi, come tanti altri, lo ha tradito saltando sul carro dei vincenti, Riina e Provenzano. E fu premiato con il comando del mandamento di Villagrazia. Gregorio Agrigento è fratello di un boss ergastolano, e sarebbe il capo della storica famiglia mafiosa della provincia palermitana, cosiddetta “di San Cipirello”, da sempre legata ai Brusca di San Giuseppe Jato. Infatti, il mandamento di San Giuseppe Jato sarebbe agli ordini di Gregorio Agrigento. Marchese e Gregorio sarebbero i piloti della riorganizzazione mafiosa tra Palermo e la provincia, e le intercettazioni testimoniano che tra i due i rapporti non sono stati del tutto pacifici. Ad esempio, le parole di Marchese sono : “A Gregorio gli è partito il cervello. S’arrivu a incucciarlo, l’ha fari novo io”. E poi, a proposito della nomina da concordare di un capomafia ad Altofonte, Mario Marchese inveisce così contro Gregorio Agrigento : “Io che dovrei fare, sdisanuratu che è… Mi manda un picciutteddu che io nemmeno conoscevo”. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, il colonnello Giuseppe De Riggi, commenta : “L’organizzazione mafiosa trova ancora il suo punto di forza nell’organizzazione unitaria, con i capi dei mandamenti e delle famiglie, che si cercano febbrilmente, si pongono questioni di reggenza e di demarcazione territoriale, si armano per dimostrazioni di forza e per tentare scalate criminali molto pericolose, magari per riempire i vuoti di potere lasciati dai capi arrestati. Il fine di tutti questi movimenti è il condizionamento del tessuto commerciale e imprenditoriale”.
fonte teleracras angelo ruoppolo
Short URL: https://www.sicilialive24.it/?p=58785









