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ENNESIMA INCHIESTA AGRIGENTO. Carmina (M5S): «Agrigento ancora nella bufera. Dai 174 milioni di mancette sintomo di mancanza di etica pubblica: la Sicilia non è una torta da spartirsi e i soldi pubblici sono destinati a tutti i siciliani “


Ida Carmina foto Montecitorio

 

Ancora una volta Agrigento finisce al centro di una vicenda giudiziaria che getta un’ombra inquietante sulla gestione del denaro pubblico.
L’inchiesta della Procura agrigentina sui fondi destinati alle manifestazioni turistiche e culturali, che coinvolge il deputato nazionale Calogero Pisano ed altri tra cui l’ Assessore Ciulla, non e’ un caso isolato, ma l’ennesima vicenda che evidenzia, al di là della verifica della sussistenza di fatti di reato, un modo di agire ed una mentalità diffusa che vede protagonisti esponenti di Centro Destra regionale e nazionale a più livelli e che impone una riflessione politica che non può essere elusa.

Nel pieno rispetto della magistratura e della presunzione di innocenza, per cui nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva di condanna, non ci si può esimere dal giudizio politico: i soldi dei cittadini non possono diventare uno strumento nelle mani di chi gestisce il potere per alimentare circuiti di consenso e interessi elettorali se non addirittura profitto personale illecito e non possono essere gestiti con superficialità e senza trasparenza .
Ed e’ questo che indigna perchè questa ennesima vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto politico nel quale la gestione opaca e discrezionale delle risorse pubbliche sembra essere diventata un metodo di gestione del denaro e delle cose pubbliche in Sicilia.
Lo dimostra la cosiddetta manovrina approvata dalla maggioranza di centrodestra all’ARS, con la quale il fondo per gli interventi territoriali è stato portato da 50 a 174 milioni di euro, trasformandolo in una gigantesca operazione di distribuzione di contributi sulla cui trasparenza e sui cui criteri occorre fare piena luce.
E le parole attribuite all’onorevole Gianfranco Miccichè rendono il quadro ancora più sconcertante.

Nel commentare la mancata assegnazione di fondi al Comune di Agrigento, ha dichiarato che «bastava una telefonata dal sindaco».

Una frase che, al di là delle intenzioni di chi l’ha pronunciata, è politicamente devastante.

Davvero l’accesso alle risorse pubbliche deve dipendere da una telefonata?
Davvero un sindaco deve cercare il contatto giusto, rivolgersi al deputato giusto, bussare alla porta giusta per ottenere ciò che dovrebbe essere assegnato sulla base di progetti, priorità e criteri uguali per tutti?
Questa è la rappresentazione plastica di una politica fondata sulle relazioni o sugli interessi personali, nella quale sembra contare più chi telefona che ciò di cui una comunità ha realmente bisogno.
I cittadini non eleggono i propri rappresentanti perché distribuiscano favori, ma perché amministrino le risorse nell’interesse generale.
Con 174 milioni di euro si sarebbero potute affrontare emergenze ben più urgenti: sostenere agricoltori, marinerie e autotrasportatori, travolti dall’aumento dei costi e dalla crisi dei redditi; dare ossigeno alle imprese; difendere il lavoro e contrastare lo spopolamento che sta svuotando interi territori siciliani.

Invece, la maggioranza ha scelto una distribuzione frammentata di contributi, che solleva il fondato sospetto di una gigantesca operazione di costruzione del consenso in vista delle prossime elezioni.
E c’è un ulteriore elemento che non può essere ignorato: la denuncia relativa ai circa 28 milioni di euro destinati a parrocchie ed enti ecclesiastici. Nessuno mette in discussione il valore sociale delle comunità religiose. Ma proprio perché si tratta di denaro dei contribuenti, non possono esistere corsie preferenziali, assegnazioni prive di criteri verificabili o trattamenti di favore.

Anche i contributi destinati a finalità meritorie devono essere trasparenti, motivati e accessibili secondo regole imparziali.
Intanto, città come Agrigento e Trapani, capoluoghi di provincia, sono rimaste escluse dai finanziamenti, così come Porto Empedocle. Quest’ultima ha già subito le conseguenze della vicenda del dissalatore realizzato nel centro abitato, con pesanti disagi per cittadini e imprese, senza ottenere in cambio le risposte attese sul fronte dell’acqua e nella “manovrina” non e’ stata considerata.
È intollerabile che si trovino milioni da distribuire attraverso una manovra discrezionale e che, nello stesso tempo, si lascino indietro comunità e categorie produttive che chiedono interventi concreti per sopravvivere.
La Sicilia non ha bisogno di deputati che dispensano finanziamenti, né di sindaci costretti a telefonare per essere ascoltati. Ha bisogno di istituzioni che rispettino tutti i territori, di investimenti fondati su progetti seri e di una politica che non confonda il denaro pubblico con una riserva personale da utilizzare per consolidare il proprio potere.
Chiediamo pertanto la massima trasparenza su tutti i finanziamenti assegnati, la pubblicazione dei criteri di selezione, degli atti e delle motivazioni delle singole erogazioni, oltre a verifiche rigorose sulla loro effettiva destinazione.

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Scritto da su ott 25 2026. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, POLITICA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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