L’opera dei pupi incanta ancora
ARCHIVIO ARTICOLI, CULTURA, IN EVIDENZA venerdì, settembre 6th, 2019
L’Opera dei Pupi non è solo uno spettacolo di marionette, ma è un’icona del folklore siciliano, una coloratissima rappresentazione dello spirito dell’Isola, uno spettacolo capace di tenere viva ancora oggi la magia di storie antiche e di personaggi leggendari la cui fama si perde nei secoli. L’Òpira dî Pupi, così chiamata in siciliano, è stata riconosciuta da UNESCO come Patrimonio orale e immateriale dell’umanità.
La storia di questa forma d’arte è molto antica, radicata nei secoli e originata da diverse tradizioni. Nella sua forma più classica il teatro dei pupi risale all’Ottocento. In questo periodo i pupari siciliani iniziarono a mettere in scena le avventurose vicende dei paladini di Carlo Magno, le storie di santi e briganti nella forma che oggi conosciamo. Le origini più remote di questo spettacolo sono però discusse e risalgono a secoli antecedenti.
Dal XVI al XVIII secolo gli spagnoli dominarono l’Isola. La loro eredità è rimasta viva in molte particolarità della cultura siciliana, ad esempio nelle espressioni dialettali, nelle maestose architetture barocche o nella produzione di specialità gastronomiche come il cioccolato di Modica, prodotto secondo un’antica ricetta proveniente direttamente dalle Americhe spagnole. Gli spagnoli introdussero anche nuovi passatempi come i mazzi di carte dai “semi spagnoli”, ovvero quelli divisi in Espadas (Spade), Copas (Coppe), Oros (Denari) e Bastos (Bastoni) e giochi come il veintuna, considerato il più antico antenato del blackjack. Tra i vari svaghi tipicamente spagnoli dell’epoca figurano anche i teatri delle marionette, che in Sicilia prenderanno poi il nome di “pupi”, dal latino “pupus”
Un’altra antichissima e antecedente tradizione siciliana era quella dei “cuntisti”, ovvero di coloro che raccontavano in pubblico storie di amori appassionati e di grandi battaglie, coinvolgendo l’auditorio con la loro incredibile capacità oratoria e un’ammirabile attitudine teatrale. Si diffuse in breve tempo l’usanza di utilizzare delle marionette per rappresentare queste storie, che in principio videro l’uso di pupi “in paggio”, ovvero non armati. Le storie che venivano raccontate erano spesso storie già conosciute, legate al mondo cavalleresco o alle vite dei santi.
Col tempo le storie legate al mondo cavalleresco sono diventate le più amate e le più rappresentate. Il mondo epico dei cavalieri di Carlo Magno veniva raccontato dai pupari che, pur essendo in molti casi analfabeti, conoscevano a memoria interi stralci della Chanson de Roland, della Gerusalemme Liberata o dell’Orlando furioso. Questi artisti iniziarono a costruire i loro pupi ispirandosi alle immagini medievali che decoravano i palazzi siciliani, come ad esempio il Palazzo Chiaramonte-Steri di Palermo. I costumi dei loro pupi per molti versi erano anacronistici, frutto di una reinterpretazione, ma estremamente curati nei dettagli. Da finissimi artigiani che erano, i pupari creavano marionette di guerrieri cristiani e guerrieri saraceni, ornando le loro armature, i loro elmi e le loro corazze, definendo ogni dettaglio. Si ricorreva persino ad alcuni effetti speciali che permettevano a determinati pupi di “perdere la testa”, di essere divisi in due una volta colpiti in battaglia o di mutare magicamente il loro volto.
Si era creato un vero e proprio codice che permetteva con un solo colpo d’occhio di distinguere un personaggio dall’altro. Ogni pupo rappresenta infatti un preciso paladino della corte di Carlo Magno, caratterizzato da tratti identificativi chiari, da una sua personale corazza e da un particolare mantello. Chi seguiva il teatro dei pupi poteva quindi riconoscere sin da subito l’imperatore Carlo Magno, Rinaldo, Orlando, Astolfo, Ruggero e la bella Angelica. Le loro figure venivano rappresentate spesso anche sui coloratissimi carretti che si muovevano per le vie della Sicilia, risultando quindi assai riconoscibili per tutti, anche per chi non era in grado di leggere. Tutti conoscevano questo universo letterario fantastico, perché il mondo della cavalleria epica carolingia rappresentato sui carretti o nell’Opera dei Pupi raccontava in realtà non il medioevo francese, ma la Sicilia e i suoi valori più profondi, come ad esempio lo spiccato senso dell’onore del popolo siciliano, la necessità della difesa della propria fede, l’importanza di prendere le parti del debole di fronte ad un potente corrotto ed ingiusto.
Mentre l’alta borghesia siciliana si ritrovava al teatro dell’opera per assistere a grandi spettacoli lirici, le fasce meno abbienti del popolo siciliano si radunavano per gli spettacoli dell’opera dei pupi. Questi spettacoli spesso venivano proposti in diversi episodi, al fine di creare suspence, seguendo una tecnica narrativa non diversa da quella delle moderne serie televisive. Spesso le messe in scena dei pupari avevano anche intenti satirici e di critica sociale, tanto da servirsi di un gergo apposito per sfuggire alle censure e alle repressioni delle autorità, un gergo detto “baccagghiu” (baccaglio).
Ancora oggi si distinguono diverse scuole di quest’arte, in particolare quella palermitana e quella catanese. Le marionette della scuola palermitana risultano più leggere e snodabili, sono alte circa 80 cm e pesano circa 8 chili. I pupi catanesi sono invece alti 1,40 m e arrivano a pesare anche fino a 20 chili, risultando più rigidi nei loro movimenti, più lenti ed enfatici nella loro azione.
Questo mondo continua ad incantare e in tutta la Sicilia si tengono ancora spettacoli di questo genere. A Caltagirone ad esempio si trova il Teatro-Museo dei Pupi siciliani di via Verdumai. A Catania si può visitare lo splendido Museo e Teatro dei Pupi Fratelli Napoli, in via Reitano. A Palermo è possibile ammirare incredibili collezioni di pupi presso il museo etnografico siciliano Giuseppe Pitré e il Museo internazione delle marionette Antonio Pasqualino. Celeberrimo anche il teatro dei pupi di Mimmo Cuticchio, in via Bara dell’Olivella, una vera e propria istituzione palermitana. Tanti gli spettacoli in ogni stagione, i festival e gli incontri per promuovere una forma d’arte unica, riconosciuta oggi in tutto il mondo.
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