Tatoo vs Painting
ARCHIVIO ARTICOLI, CULTURA, IN EVIDENZA martedì, luglio 15th, 2014Il tatuaggio era pressocchè sconosciuto a noi giovani di allora, mettiamo anni Sessanta, quando si passeggiava nella breve e stretta spiaggia davanti all’Aster e nelle notti stellate estive sulla terrazza sovrastante, si incoronava Miss San Leone… e cantava Fred, “I found my love in Portofino…”.
Inquadrata l’epoca, possiamo anche dire che il tatuaggio non aveva una buona fama. Era una usanza antica e di lontana origine; nell’era moderna, riscoperta in Polinesia, era praticata dai marinai, per colmare la solitudine e confermare un pensiero d’amore, e da chi era privato della libertà, altra solitudine. Altre volte il tatuaggio manifestava sigle gotiche e complesse, ed era identificato come segno di appartenenza o devozione.
Come tutti sappiamo, una ventata di rapida comunicazione, emulazione e partecipazione, porta nella cultura metropolitana una quantità di segni e cromatismi su levigate parti anatomiche da costituire un ampia varietà di immagini con nuovi valori di linguaggio, inclusi i precipui motivi estetici e artistici.
Un fenomeno sociale che ha visto gli albori con l’irruenza e la trasgressione di un giovane artista, siamo nella metà anni Cinquanta, Piero Manzoni, che in una sua solita e sorprendente performance, firma il corpo ignudo di una modella, come torso di una splendida Venere .
Appare così la Body Art , mentre, sempre in quegli anni, Lucio Fontana taglia tele già incorniciate, Alberto Burri incornicia “Sacchi” di juta e brucia fogli di plastica dai nuovi colori arsi dell’encausto.
Il tatuaggio d’arte, ora riproposto in termini culturali dal Gruppo Artificio, si aggiunge a tutte le ricerche del Novecento, impone il segno come opera che circoscrive e descrive, e il colore come luce smagliante della composizione.
Ecco che allora braccia, schiena, addome, fianchi, polpacci ,cosce, ecc,ecc, ospitano composizioni e di grande ridondanza artistica, come “La notte stellata” di Van Gogh”, “L’urlo” di Munch, “Il barattolo Campibell’s di Andy Warhol. Non può mancare il volto warholiano di “Marilin Monroe”, e addirittura la Gioconda, l’universale “Monna Lisa”.
Ho visto, tramite i media, una bella farfalla, simbolo di libertà e bellezza, una farfallina maliziosa, posta in un posto strategico, e come se stesse per spiccare il suo volo ondivago. Dove sarà andata?
Toto Cacciato
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![locandina tattoo[1]](http://www.sicilialive24.it/wp-content/uploads/2014/07/locandina-tattoo1.jpeg)









