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Tatoo vs Painting

locandina tattoo[1]

Il tatuaggio era pressocchè sconosciuto a noi giovani di allora, mettiamo anni Sessanta, quando si passeggiava nella breve e stretta spiaggia davanti all’Aster e nelle notti stellate estive sulla terrazza sovrastante, si incoronava Miss San Leone… e cantava Fred, “I found my love in Portofino…”.

Inquadrata l’epoca,  possiamo anche dire che il tatuaggio non aveva  una buona  fama. Era una usanza antica e  di lontana origine;  nell’era moderna, riscoperta in Polinesia, era praticata dai marinai, per colmare la solitudine e confermare un pensiero d’amore, e da chi era privato della libertà, altra solitudine. Altre volte il tatuaggio manifestava sigle  gotiche e complesse, ed era identificato come segno di appartenenza o devozione.

Come tutti sappiamo, una ventata di rapida comunicazione, emulazione e partecipazione, porta nella cultura metropolitana una quantità di segni e cromatismi su levigate parti  anatomiche da costituire un ampia varietà di immagini con nuovi valori di linguaggio, inclusi i precipui motivi estetici e artistici.

Un fenomeno sociale che ha visto gli albori con l’irruenza e la trasgressione di un giovane artista, siamo nella metà anni Cinquanta, Piero Manzoni, che in una sua solita e sorprendente performance, firma il corpo ignudo di una modella, come torso di una splendida Venere .

Appare così la  Body Art , mentre, sempre in quegli anni, Lucio Fontana taglia  tele già incorniciate, Alberto Burri incornicia “Sacchi” di juta e brucia fogli di plastica dai nuovi colori arsi dell’encausto.

Il tatuaggio d’arte, ora riproposto in termini culturali dal Gruppo Artificio,  si aggiunge a tutte le ricerche del Novecento, impone il segno come opera che circoscrive e descrive, e il colore come luce smagliante della composizione.

Ecco che allora braccia, schiena, addome, fianchi, polpacci ,cosce, ecc,ecc, ospitano composizioni  e di grande ridondanza artistica, come “La notte stellata” di Van Gogh”, “L’urlo” di Munch, “Il barattolo Campibell’s di Andy Warhol. Non può mancare il volto warholiano di “Marilin Monroe”, e addirittura la Gioconda, l’universale “Monna Lisa”.

Ho visto, tramite i media, una bella farfalla, simbolo di libertà e bellezza, una farfallina maliziosa, posta in un posto strategico, e come se stesse per spiccare il suo volo ondivago. Dove sarà andata?

 

Toto  Cacciato

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Scritto da su lug 15 2014. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, CULTURA, IN EVIDENZA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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