Ballarò, altri commercianti collaborano
ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, PRIMO PIANO mercoledì, maggio 25th, 2016Non sono solo 10, adesso altri 3 e sono 13 i commercianti originari del Bangladesh, a lavoro nel mercato Ballarò a Palermo, che hanno saltato il fosso e hanno collaborato con i magistrati e i poliziotti della Squadra mobile che già all’ alba di lunedì scorso 23 maggio hanno arrestato 10 presunti componenti del clan Rubino, indagati per estorsioni e violenze aggravate dal metodo mafioso. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Nicola Aiello, ha convalidato l’arresto di 9 dei 10, e ha restituito la liberà a Emanuele Campo, che risponde solo di appropriazione indebita. Lui, Campo, ha negato le estorsioni, e così ha spiegato durante l’ interrogatorio : “Ho solo mangiato gratis in alcuni locali gestiti dalla comunità bengalese”. E il giudice Aiello, nel convalidare gli arresti in carcere, scrive : “Le richieste estorsive sono state avanzate con estrema violenza e con ripetute minacce a tacere. E’ evidente la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di inquinamento probatorio. C’è anche il pericolo che i reati siano reiterati. Il carcere è l’unica misura proporzionata ai delitti commessi, adeguata a scongiurare un serio, attuale e concreto rischio. Le persone offese hanno confessato di essere terrorizzate”. E infatti, uno dei commercianti immigrati dal Bangladesh ha raccontato: “Emanuele Rubino, che poi avete arrestato per il colpo di pistola sparato al giovane del Gambia, era entrato nel mio negozio e aveva estratto una pistola dalla cinta dei pantaloni. Me l’ha puntata al collo, dicendo : Guarda che io non scherzo, stai attento, se vuoi stare qua non devi guardare e sentire nulla perché a Ballarò ci siamo noi”. E un altro commerciante ha raccontato : “Un mese fa, erano circa le 20 quando sono entrati Giuseppe ed Emanuele Rubino. Uno teneva una pistola di colore argento in mano. Hanno aperto la cassa e mi hanno messo le mani in tasca, ma non hanno trovato niente”. E poi, un altro immigrato ha raccontato : “Io ho sempre pagato perché avevo paura delle ritorsioni. Qui lo sanno tutti, chi si ribella viene massacrato di botte. Nel quartiere gira la voce che questi sono dei mafiosi. Anche per uno sguardo di troppo si finiva male”. E poi, ancora le parole di un altro che si è ribellato al racket : “Quando arrivai a Ballarò, alcuni anni fa, mi dissero che dovevo farmi i fatti miei, mi spiegarono che se li avessi visti mentre facevano uno scippo o qualsiasi altra attività illecita nei confronti di turisti o passanti, non dovevo chiamare nessuno, meno che mai le forze dell’ordine. Altrimenti, mi avrebbero massacrato a legnate, mandandomi in ospedale. E non mi avrebbero più fatto aprire il negozio”. E poi, un altro ancora, ha ricordato : “Quattro anni fa avevo iniziato a pagare a Santo Rubino, 20, 30 euro a settimana. Mandava un ragazzo a riscuotere la somma. Poi, quando Santino andò in carcere, pagai al fratello Emanuele Rubino, che mi minacciava facendomi capire di conoscere le abitudini di mia moglie e dei miei figli. Diceva: Escono da casa ogni mattina alle otto, stai attento che li conosco”.
fonte teleacras angelo ruoppolo
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