Home » ARCHIVIO ARTICOLI, Interviste, PRIMO PIANO » Crisi dei Comuni siciliani. Intervista al Dottore Piero Marchetta

Crisi dei Comuni siciliani. Intervista al Dottore Piero Marchetta

peiro marchetta

Nella difficilissima situazione in cui versano i Comuni siciliani abbiamo posto qualche domanda al Dottore Piero Marchetta, già amministratore comunale e provinciale e dirigente del settore finanziario in alcuni comuni della provincia di Agrigento.

 

Buon Giorno Dott.Marchetta,vogliamo spiegare realmente qual è la situazione economico-finanziaria dei Comuni siciliani? Si è veramente a un passo dal default? già 14 comuni hanno dichiarato il dissesto,altri sono in oggettiva difficoltà,da cosa nasce questa crisi strutturale che mette all’angolo una Istituzione antichissima nel nostro Paese,c’è un rischio economico e sociale ineluttabile ?

“La situazione dei comuni siciliani è indubbiamente pesante e i diversi interventi in merito dell’ANCI Sicilia ne sono la prova. Si, siamo ad un passo del default a causa di molteplici fattori che hanno spinto i comuni ad usare ai limiti massimi le anticipazioni di tesoreria che sinteticamente riassumo:

Riduzione nel tempo dei trasferimenti nazionali e regionali;

Ritardi nell’erogazione dei suddetti trasferimenti ( se pensiamo che per il 2015 la Regione ha reso disponibile la quarta trimestralità in ritardo di mesi come peraltro le precedenti ) a fronte d’impegni che i comuni hanno mensilmente anche per spese essenziali ed obbligatorie ( stipendi, contributi, utenze, contratti di servizio ecc);

L’applicazione del Dlgs 118/2014 che spinge ai principi comunitari di armonizzazione contabile e ha cagionato la necessità di accantonare somme ( ad esempio il fondo crediti di dubbia esigibilità) drenando risorse alla spesa anche quella necessaria;

Continua contrazione della capacità di riscossione dei comuni di entrate proprie. Infatti, l’economia siciliana stagnante ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie e d’investimento delle imprese , è diminuito il reddito pro – capite, la redditività delle imprese con conseguente difficoltà di poter pagare le imposte e tasse locali;

Questi fattori unitamente ad una spesa che oramai è rigida ha creato i presupposti di disavanzo;”.

 

Secondo lei è a rischio l’autonomia siciliana? la scelta del Governatore Crocetta di rinunciare al contenzioso con il Governo Centrale, pur con una sentenza della Corte Costituzionale, ai sensi dell’art.36 comma 1 e all’art.43 dei fondi perequativi dello Statuto Speciale, sul diritto di incassare le imposte legate alle accise su energia e carburanti,con i mancati trasferimenti, può essere rimediata,anche perché i 550 milioni promessi da Roma come aiuti al risanamento della Regione saranno trasferiti non prima di fine giugno,ad oggi i Sindaci rischiano di non garantire neanche i servizi ordinari.

“L’avere rinunciato al contenzioso , a mio modesto parere,  è stato un errore soprattutto per le modalità e termini in cui ciò è avvenuto. Si è rinunciato a crediti spettanti per avere come contro partita spazi finanziari di patto di stabilità !!! Quindi spazi che consentissero la regione ed i comuni di raggiungere gli obiettivi di patto. L’autonomia siciliana ? Non esiste più se pensiamo che il governo centrale ha commissariato di fatto la regione Sicilia dettandole l’agenda politica economica .

La riprova è la posta sospesa di 550 milioni di cui  il governo centrale si è impegnato a fronte di approvare determinate riforme ( vedi quella delle ex province) alle proprie condizioni.

Ricordo che la Regione Sicilia ha approvato una legge di stabilità 2016 e conseguente bilancio tenendo conto di queste somme ancora non definite.”

 Perché i Comuni Siciliani si trovano in una gravissima liquidità di cassa,nessun bilancio previsionale è stato esitato entro il 30 aprile 2016, come prevedeva la circolare Lantieri,in pratica la spesa è bloccata, il saldo 2015 dei fondi regionali è arrivato nelle casse comunali solo a marzo 2016 e non si può gestire neanche l’ordinarietà ,è solo una questione di ritardi burocratici o c’è dell’altro ?

“I comuni siciliani ritardano ad approvare i bilanci in quanto gli Uffici Ragioneria difficilmente riescono a costruire un bilancio in pareggio. Infatti, la spesa è rigida ed ormai con poche possibilità di operare riduzioni di questa. I comuni sono ridotti al lumicino. D’altra parte vi è incertezza , specie per i trasferimenti regionali sull’ammontare dei trasferimenti.

Ne è riprova la recente Circolare delle Regione che in sintesi ha informato sindaci e Responsabilità di ragioneria a tenere conto che nella legge di stabilità 2016 la Regione Sicilia ha previsto per i comuni euro 340.000.000 ma disponibile è solo un terzo di questo a causa del già citato contenzioso con lo Stato ( euro 550.000.000 ). Nelle more delle della definizione dell’accordo i comuni sono stati invitati ad impegnare la spesa tenendo conto delle somme certe disponibili.

Ma ciò non può dettarsi quando già siamo a metà anno e vi sono impegni annuali certi non modificabili ( stipendi, contributi, contratti di servizi di manutenzione , rifiuti ecc già stipulati).”

 Andiamo al tema gestionale degli enti comunali,più che federalismo fiscale,c’è una scarsa capacità di riscossione dei tributi locali,in molti Comuni è stata attivata l’anagrafe tributaria, ma non è bastato.Da cosa dipende lo scarso introito, crisi economica, controlli non efficaci,così è impossibile garantire i servizi essenziali e coprire i costi della dotazione organica e del funzionamento degli stessi enti.

“Indubbiamente è più facile amministrare un quadro economico più felice .Al nord in certe aree la percentuale di riscossione spontanea di tasse e tributi è dell’80%  nella nostra provincia si attesta intorno al 40 /45 %. Ai comuni sono state trasferite prerogative gestionali che presupponevano una formazione del personale a monte che spesso è insufficiente.”

 Se un bilancio comunale è appesantito da tutti questi costi e la spesa in conto capitale è appena del 4%, come si può delineare una programmazione politico-amministrativa di sviluppo del territorio, senza aver risorse certe?Si deve cambiare qualcosa sui vincoli restrittivi del Patto di stabilità?

“La domanda è molto pertinente , la spesa in conto capitale è stata penalizzata dalle regole del Patto di stabilità ma anche con l’applicazione delle nuove norme contabili che impongono il pareggio per competenza e cassa renderà difficile la capacità d’investimento dei comuni dal momento che le somme detinate ad investimenti possono essere rese disponibili dall’avanzo corrente ( Sussiste quanto le entrate correnti superano le spese correnti !! ).

L’unica via è quella di rendere i comuni competitivi nella partecipazione ai bandi a compartecipazione comunitaria per realizzare nuovi investimenti.”

 I Comuni siciliani sulla razionalizzazione dei costi della politica ancora non si sono riallineati al resto del Paese, quanto incide questo 20% in più in media su un bilancio comunale?

“No, devo essere sincero la spesa della “ politica” se rapportata all’intera spesa corrente non incide molto.Se confrontata alle spese disponibili detratte tutte le spese rigide invece questi costi aumentano il proprio peso percentuale.”

 Oggi i vertici dell’Anci Sicilia incontreranno il Ministro Alfano sulla emergenza sociale ed Istituzionale dei Comuni,sul tavolo c’è un po’ di tutto,dal mantenimento dei contratti dei precari degli enti locali ai trasferimenti di Stato e Regione, le soluzioni oggi sono lontane dalla stabilizzazione, qualcuno parla pure che l’art. 27 dell’ultima finanziaria regionale sarà abrogato perché è impossibile rispettare quei parametri,c’è una soluzione per chiudere questa pagina che si trascina da più di 25 anni ?

“L’articolo 27 per come strutturato , oltre ad avere profili d’incompatibilità con le leggi nazionali visti gli spazi assunzionali dei comuni non è per nulla risolutivo del problema.In questi giorni sono state inviate ai comuni note di stato di agitazione dei precari che dimostrano come la percentuale di soggetti che possono essere stabilizzati è davvero bassa.Aggiungiamo a ciò  che la Regione Sicilia non è più capace di assicurare la copertura finanziaria del costo.Spero che oggi venga individuata una soluzione concreta che passa da una norma speciale nazionale che prenda atto della situazione reale e dia una soluzione alla stabilizzazione per legge dei precari.”

Il processo di armonizzazione contabile, ai sensi del Decreto Legislativo 118/2014 per i Comuni in pre-dissesto, oggi è l’unica strada percorribile,molti Sindaci stanno seguendo questo percorso,che vincola gli enti locali in un’azione di risanamento spalmato per i prossimi trent’anni, è d’accordo che si tratta dell’unico viatico possibile ?

“Il riaccertamento straordinario dei crediti e debiti ha permesso ai comuni una reale pulizia dei bilanci permettendo a questi di andare ad un disavanzo tecnico spalmabile in 30 anni. Ma se anche dopo ciò non si riesce a  trovare la quadra la vedo molto dura!!”

 

 

Short URL: https://www.sicilialive24.it/?p=64183

Scritto da su mag 26 2016. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, Interviste, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

1 Commento per “Crisi dei Comuni siciliani. Intervista al Dottore Piero Marchetta”

  1. in Sicilia una classe politica da buttare

Lascia un commento

© 2026 SiciliaLive24.it. All Rights Reserved. Accedi

- Designed by Gabfire Themes