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Le reti idriche siciliane fanno acqua da tutte le parti

 

 

Mentre il Governo nazionale discute se utilizzare i fondi del Mes, del  Recovery Fund e del Recovery Plan, le Regioni non riescono a spendere i soldi già disponibili per rendere cantierabili almeno tutti i progetti pronti in materia di infrastrutture e in particolare di quelle idriche.

In Sicilia, per quanto ci riguarda, le reti idriche comunali sono abbandonate ormai da decenni: spesso sono reti colabrodo, cui si aggiungono i contatori guasti o peggio inesistenti.  Mancano, ad esempio, i Piani D’ambito e tutti quegli strumenti necessari per avviare il servizio e pianificare gli interventi. Somme di una certa rilevanza che si perdono a causa di una lenta e insesorabile burocrazia  che sta mandando in fumo oltre 300 milioni  che servono appunto per riparare e  ammodernare per migliorare le reti isolane. E intanto i siciliani continuano a pagare servizi carissimi per l’approvvigionamento idrico senza contare lo sciupio di acqua ( dal 36% a oltre il 45% con punte localmente superiori anche all’80%)   che fa impennare i costi  cher risultano  i più alti d’Italia, circa 500 euro all’anno per utenza contro una media nazionale di circa 370 euro.

Il giverno regionale  ha approvato recentemente  la proposta di stanziare 12 milioni di euro in favore dei comuni siciliani per gestire le reti idriche e pianificare gli investimenti: le  risorse  saranno utilizzate  per le infrastrutture che verranno consegnate da EAS (Ente Acquedotti Siciliani) all’ATI (Assemblea Territoriale Idrica) provinciale. Gli enti locali dovranno quindi  rispettare la normativa e a portare a termine la riforma, per non rischiare il prossimo anno di non  poter più accedere a questi fondi.

“È fondamentale - dice l’Assessore all’Energia e ai servizi pubblica utilità, Alberto Pierobon, assicurare il rispetto della scadenza del primo gennaio 2021 prevista dall’accordo approvato dalla Commissione Ue, per assicurare il rispetto della normativa vigente nella gestione del servizio idrico e non perdere importanti finanziamenti.  “Stiamo intervenendo su più fronti e con tutti gli strumenti necessari, lavorando anche in sinergia con le prefetture, per consentire ai Comuni di superare le difficoltà riscontrate e garantire ai cittadini un servizio migliore ed efficiente“.

L’assessore regionale si è rivolto inoltre alle ATI ritardatarie esortandole di attivarsi per le proprie competenze perché il tempo stringe e i progetti vanno resi esecutivi per evitare di perdere fondi di primaria importanza e non vanificare ulteriore opportunità di reperimento di risorse anche in vista dei finanziamenti che possono arrivare grazie al Recovery Plan.

Questa Sicilia, terra di antichi sistemi, di vetuste routine burocratiche e di una dissennata cultura della riqualificazione del territorio appesantita dalle  cessioni della gestione degli acquedotti ai privati e la mancanza di investimenti per nuove reti idriche, rischia di restare, in definitiva, ancora una volta ai margini dalla ripresa che in Europa è già partita.

 

Enza Maria Agrusa

 

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Scritto da su set 28 2020. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, SECONDO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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