Sicilia, la pandemia non ferma i femminicidi e le violenze sulle donne.
ARCHIVIO ARTICOLI, POLITICA martedì, dicembre 29th, 2020
L’anno che sta per concludersi tra il disagio della pandemia, il disagio di una crisi economica devastante e il possesso, il 2020 finisce anche in Sicilia con una scia di sangue. Iniziamo il 5 gennaio con le uccisioni a Catania di Concetta Di Pasquale per proseguire poi il 29 a Mazara del Vallo di Rosalia Garofalo e il 31 a Mussumeli di Rosalia Mifsud e Monica Di Liberto. Il 31 marzo marzo a Furci Siculo l’assassinio di Loredana Quaranta mentre il 16 aprile a Bagheria quello di Maria Angela Corona. A Lentini il 5 giugno viene uccisa Giuseppina Ponte mentre il 13 agosto a Caltagirone avviene l’omicidio di Caterina Di Stefano. A Catania, infine, il 5 dicembre scorso viene assassinata Ylenia Bonaventura. Questo per quanto riguarda gli omicidi, In Questura a Palermo, ad esempio, quest’anno che sta per concludersi sono aumentate esponenzialmente le richieste d’aiuto di donne vittime di violenza tra le mura familiari: un incremento del 50% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel 90% dei casi il delitto viene deciso e praticato, come detto, nelle “sicure” pareti domestiche. È un fenomeno che le statistiche definiscono in crescita. O, forse è solo più conosciuto perché dai media se ne da più ampia diffusione. Soprattutto in occasione di delitti feroci che impongono alla società una forte assunzione di responsabilità in termini di rispetto dei diritti e della dignità della persona.
Le mura della propria casa sono, o dovrebbero essere, per tutti un rifugio ma a volte possono anche essere un inferno. Dietro facciate calme, all’apparenza rispettabili, possono nascondersi maltrattamenti, percosse, minacce, abusi sessuali, violenze e sopraffazioni d’ogni genere.
La cronaca giornaliera ci propone puntualmente casi di violenza domestica incredibili perché attuati da persone cosiddette “normali”, sulla cui probità civile si è pronti a scommettere la vita. Ed è proprio la vita che questi normali uccidono banalmente con le loro azioni di sopraffazione.
Cosa c’è di più banale, infatti, di un uomo che uccide la propria moglie o compagna, o amante perché questa – per sue ragioni – non lo vuole più?
Cosa c’è di non meno banale nel vessare fino a togliere la vita, donne colpevoli solo di voler vivere come milioni di altre donne in tutto il mondo vivono, ovvero libere di poter esprimere appieno potenzialità e aspettative di vita. No, loro sono ribelli, riottose che vanno ridotte alla ragione dal padre/fratello/marito/amante/padrone per non aver risposto assertivamente a quanto loro imposto. E non importa se l’imposizione sia o no conforme a norme e leggi costituite.
Ed è proprio il privato che comincia a farci più paura. È nella calma della quotidianità familiare che si consumano i maggiori delitti contro la persona, passando dall’aborto selettivo, allo stupro, anche in gravidanza , all’incesto fino alla sopraffazione fisica e all’omicidio.
Ma perché le donne e perché proprio nel chiuso delle proprie mura esse vivano momenti di terrore e di dolore, sembra inspiegabile per chi vive una esistenza fatta di rispetto reciproco di solidarietà, di ricerca del diritto, di crescita individuale e collettiva.
Oggi le donne sono sempre più proiettate ad occupare un posto rilevante della società civile e questo sembra essere visto in termini di antagonismo tra i due generi perché cambia radicalmente stili di vita e situazioni consolidate nel tempo: quelle delle cosiddette sfere separate in cui l’uomo lavorava fuori casa e, per questo, era l’arbitro dei destini della propria famiglia, e la donna in casa ad accudire lui e la prole.
Ed è prorpio in quel silenzio delle mura domestiche che si ha l’affermazione di tale potere, che si fa sottile quando viene perseguito con abuso fisico e la vessazione psicologica e morale.
Quello che ancora è capace di stupirci è la banalità stessa con cui tali azioni vengono compiute: “L’ho picchiata, non potevo accettare che fosse sempre contro di me, questo però non vuol dire che non le voglia bene, ha una bella casa, abiti eleganti, provvedo a tutto”.”L’ho uccisa perché non si adeguava alle regole. È una ribelle e la sua morte servirà da esempio”. Nonostanteciò solo una bassissima percentuale di donne denuncia le violenze subite. La quota di sommerso è dunque altissima. Chi subisce spesso non trova la forza, il coraggio di denunciare per la paura di essere giudicate, non credute, di essere trattate male e con poca riservatezza, oltre ad imbarazzo, vergogna o senso di colpa. Le vittime, inoltre, riferiscono di non aver denunciato perché temevano per la propria incolumità o non volevano che il mostro fosse mandato in prigione. “A causa delle misure limitative durante l’emergenza Covid abbiamo involontariamente creato profondo disagio che ha contribuito ad un aumento dei fenomeni di femminicidio, triplicati durante il lockdown, arrivando ad un caso ogni due giorni. Anche a fronte di un calo degli omicidi”, ha dichiarato recentemente il presidente del Consiglio Conte durante un incontro al Senato sui centri antiviolenza.
Enza Maria Agrusa
Short URL: https://www.sicilialive24.it/?p=131050









