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Fire and Ashes – Recensione PS5: un horror dalle buone idee, ma intrappolato nei suoi limiti

Titolo: Fire and Ashes

Piattaforma: PlayStation 5
Genere: Survival horror, azione, avventura
Sviluppatore: ASDstudio
Editore console: Axyos Games
Voto: 5/10

Ci sono giochi horror che riescono a spaventare attraverso il silenzio, altri che puntano tutto sull’impatto visivo e altri ancora che cercano di coinvolgere direttamente il giocatore con idee fuori dagli schemi. Fire and Ashes appartiene a quest’ultima categoria: un’avventura horror in prima persona che prova a trasformare la paura in un’esperienza interattiva, sfruttando persino la voce e il respiro di chi si trova davanti allo schermo.

Un’intuizione interessante, soprattutto in un genere nel quale non è semplice trovare nuove strade. Purtroppo, però, tra ambizioni e risultati esiste una distanza che il gioco non sempre riesce a colmare.

Un viaggio nella follia

La storia ci porta nel 1977, nei panni di Henry Gray, un uomo tormentato dai fantasmi del proprio passato. Il protagonista si risveglia all’interno del Paul Staderbeiger Psychiatric Hospital, un luogo degradato e inquietante dal quale dovrà cercare di fuggire, affrontando creature ostili, situazioni disturbanti e ricordi che sembrano confondere continuamente realtà e allucinazione.

L’ospedale è soltanto l’inizio di un percorso che conduce Henry attraverso ambientazioni sempre più sinistre. Corridoi abbandonati, laboratori e luoghi carichi di sofferenza costruiscono uno scenario nel quale il confine tra ciò che esiste davvero e ciò che nasce dalla mente del protagonista diventa sempre più fragile.

fire

La componente psicologica rappresenta uno degli aspetti potenzialmente più interessanti dell’avventura. Il giocatore è invitato a raccogliere indizi e affrontare enigmi per comprendere meglio il passato di Henry. La narrazione, tuttavia, avrebbe avuto bisogno di uno sviluppo più incisivo, capace di distribuire meglio le informazioni e dare maggiore peso alle rivelazioni.

Il microfono è l’idea più interessante

La caratteristica che distingue Fire and Ashes da molti altri horror è l’integrazione del riconoscimento vocale. Attraverso il microfono, il gioco può reagire ai rumori prodotti dal giocatore, trasformando la voce in uno strumento da utilizzare durante determinate situazioni.

Bisogna fare attenzione a ciò che si dice e a quanto rumore si produce: parlare, sussurrare o urlare può diventare parte dell’interazione con il mondo di gioco. In alcune circostanze, il rumore può attirare i nemici o essere sfruttato per creare un diversivo e guadagnare qualche secondo prezioso.

È una soluzione che, almeno sulla carta, riesce a rendere più personale l’esperienza. Non siamo soltanto spettatori di un incubo digitale: possiamo contribuire a determinarne alcuni sviluppi attraverso le nostre azioni e la nostra voce.

Il sistema non è obbligatorio, quindi è possibile affrontare l’avventura anche senza microfono. Resta comunque il rammarico per una meccanica che avrebbe potuto diventare il vero punto di forza del gioco, ma che da sola non basta a sostenere tutte le altre componenti.

Combattimenti poco convincenti

Quando si passa all’azione, emergono alcune delle debolezze più evidenti di Fire and Ashes. Henry può utilizzare armi da mischia e armi da fuoco per difendersi dalle creature che incontra, ma gli scontri non sempre trasmettono la tensione e la soddisfazione necessarie in un survival horror.

Le animazioni risultano talvolta rigide, mentre i movimenti dei nemici possono apparire poco naturali. Anche il sistema di combattimento avrebbe beneficiato di una maggiore precisione, soprattutto negli attacchi ravvicinati e nelle meccaniche difensive.

Il problema non è la presenza dell’azione in sé, ma il modo in cui viene integrata nell’esperienza. Un horror dovrebbe farci sentire vulnerabili, costringerci a valutare quando combattere e quando fuggire. Quando gli scontri perdono credibilità, anche la paura rischia di diminuire.

L’esplorazione e gli enigmi contribuiscono a spezzare il ritmo, ma non sempre riescono a compensare le incertezze del gameplay. Alcune interazioni tecniche possono inoltre interrompere la progressione, compromettendo l’immersione proprio nei momenti in cui l’atmosfera dovrebbe funzionare meglio.

Atmosfera e comparto tecnico su PS5

Dal punto di vista dell’ambientazione, il gioco parte da una base adatta al genere. L’ospedale psichiatrico, i suoi corridoi bui e gli scenari legati al passato di Henry offrono un contesto efficace per costruire un’avventura cupa e disturbante.

L’illuminazione e gli ambienti riescono in alcuni momenti a creare una sensazione di disagio, ma il comparto tecnico non mantiene sempre lo stesso livello di qualità. Animazioni poco fluide, interazioni problematiche e comportamenti poco convincenti dei nemici finiscono per spezzare la tensione.

Su PS5 ci si aspetterebbe soprattutto una maggiore solidità nella risposta dei comandi e nella gestione degli incontri. Non è necessario avere una produzione dal budget enorme per realizzare un buon horror, ma serve una direzione chiara e un’esecuzione capace di valorizzare le idee di partenza.

Anche la durata è un elemento da considerare: l’avventura può concludersi in circa due o tre ore. Un’esperienza breve può funzionare benissimo quando mantiene alta la qualità dall’inizio alla fine; in questo caso, invece, alcuni limiti rendono il viaggio meno memorabile di quanto avrebbe potuto essere.

Il verdetto: un’occasione mancata

Fire and Ashes è un titolo che incuriosisce grazie a una premessa particolare e al tentativo di rendere la voce del giocatore parte integrante dell’esperienza horror. La storia di Henry Gray e le ambientazioni inquietanti offrono una base sulla quale sarebbe stato possibile costruire qualcosa di più coinvolgente.

Il risultato finale, però, è altalenante. Il sistema vocale rappresenta l’elemento più originale, mentre combattimenti, animazioni, interazioni e sviluppo narrativo non riescono sempre a sostenerne le ambizioni.

Non è un gioco privo di idee, né un progetto che debba essere giudicato esclusivamente per il suo budget. Il vero problema è che le sue intuizioni migliori non vengono sfruttate fino in fondo. Con una maggiore cura tecnica, una narrazione più efficace e un sistema di combattimento meglio realizzato, avrebbe potuto lasciare un’impressione decisamente più positiva.

In conclusione, Fire and Ashes è consigliato soprattutto agli appassionati di horror indipendenti curiosi di provare meccaniche insolite. Per tutti gli altri, è preferibile attendere eventuali miglioramenti o uno sconto.

Voto finale: 5/10

Pro

  • Idea originale legata al microfono e alla voce.
  • Ambientazioni adatte a un horror psicologico.
  • Esperienza breve e immediata.

Contro

  • Combattimenti poco soddisfacenti.
  • Animazioni e interazioni tecniche da migliorare.
  • Narrazione non sempre incisiva.
  • Durata limitata rispetto ai problemi riscontrati.

Fire and Ashes prova a farci entrare nell’incubo, ma non sempre riesce a farci dimenticare che stiamo giocando.

fonte paladinidelvideogioco.it

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Scritto da su ott 24 2026. Archiviato come Gamestation, IN EVIDENZA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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