Dopo l’elenco ad esaurimento la lavoratrice Adriana Vitale fa un’analisi della situazione degli ex operatori delle politiche attive del lavoro
ARCHIVIO ARTICOLI, LAVORO, SECONDO PIANO venerdì, ottobre 21st, 2016
Adriana Vitale fa un’analisi della situazione dopo la pubblicazione dell’elenco dei lavoratori delle politiche attive del lavoro e delle ultime notizie che si sono apprese dagli organi di stampa da parte dell’Assessore regionale al lavoro Miccichè.
Ecco l’analisi che la stessa ha pubblicato su facebook.
L’elenco è stato stilato sulla base delle istanze presentate dai singoli lavoratori che hanno dichiarato di avere i requisiti richiesti dal decreto. L’art. 3 del decreto di pubblicazione dell’elenco si riserva di verificare la veridicità delle dichiarazioni. È indubbio che i conti non tornano, l’elenco è composto da un numero nettamente superiore rispetto alla collocazione nella colonna dei servizi all’albo generale della formazione, rispetto all’impiego del personale su spartacus e garanzia giovani e rispetto a un numero abbastanza corposo di chi è andato in pensione o ha trovato altra occupazione e che certamente non avrebbe avuto motivo di presentare istanza. Ovviamente gli operatori interessati si sono accorti che ci sono molti lavoratori che non hanno i requisiti richiesti dallo stesso decreto assessoriale, per cui si sollecita un controllo minuzioso da parte degli uffici regionali preposti. Ormai è una vergognosa e squallida guerra tra poveri che un’amministrazione attenta avrebbe dovuto risparmiarci a priori, ma la disperazione, la sofferenza e i sacrifici non ci consentono di chiudere gli occhi di fronte le furbate di chi non ha titoli e requisiti.
A prescindere dall’elenco, che per inciso, è stato pubblicato un notevole ritardo, rispetto alla tabella di marcia, che la stessa norma delineava, non possiamo esimerci da fare alcune considerazioni di natura tecnica che ha nostro parere meritano attenzione.
Vero è che la politica è l’arte dell’impossibile ma si scontra con le regole, le norme, la legge e soprattutto con i tempi che i lavoratori martoriati non hanno. Se poi tutto questo ha lo scopo di chiuderci le bocche in attesa di qualcosa difficilmente realizzabile, è indubbio che si sono fatti male i conti. Alle chiacchiere, alle promesse, agli annunci non crede più nessuno, preferiamo un’amara verità che ci consente di difenderci che le prese in giro operate ad arte!
Diversamente da quanto dichiarato dall’assessore e riportato dalla stampa, le competenze dell’Anpal non sono decentrabili alle regioni cui, invece, compete l’attuazione delle politiche attive attraverso una organizzazione amministrativa che deve rispettare le indicazioni recate dal Dlgs150. Per quanto riguarda la ipotetica creazione di agenzie, per i precari, per i forestali e per gli operatori degli sportelli è evidente che occorre una norma che richiede la relativa copertura finanziaria, quindi prima si deve fare la norma, passaggi nelle commissioni, poi portarla in parlamento e farla votare, poi ci vuole il parere dell’ufficio legislativo e legale, quello del Cga e poi il regolamento approvato con decreto del Presidente. Quindi si deve determinare l’organico poiché struttura regionale, deve inserire il personale regionale trattando con i sindacati della funzione pubblica. Ed allora a cosa è servita la norma approvata? Alla creazione di un inutile listato alfabetico da dove nessuno può essere obbligato ad attingere, nel settore privato ed ancor di più in quello pubblico (Ciapi) ove non può prescindersi dalla selezione con accesso aperto a tutti, come confermato dalle recenti pronunce del Tar a favore di quanti erano stati eslusi per mancanza dell’iscrizione all’albo. Inoltre è chiaro che per partecipare ai bandi da finanziarsi con il Fse, non occorreva né’ la norma né altro perché le regole sono già previste dal regolamento anche in materia di reclutamento di personale da retribuirsi con le risorse comunitarie. Non sarebbe stato più semplice far approvare la norma proposta dai lavoratori?
Nondimeno, osserviamo, un altro elemento non di poco conto, se nessuna spesa è stata prevista per gli operatori delle politiche attive del lavoro nella manovrina di assestamento, come pensa l’assessore di rimettere al lavoro questa platea? Se il ministero mette a disposizione 18 mln di euro (sempre se è vero), con quali risorse dovrebbe far assumere questi lavoratori al ciapi? Tra l’altro moltiplicati nell’elenco? Se mai ci fossero dubbi, questa è l’ulteriore conferma che nulla si muove verso la soluzione per questi lavoratori, se non annunci roboanti sul nulla e titoloni di giornale.
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