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Graviano si dissocia da Cosa Nostra

Filippo Graviano, a verbale, dichiara di dissociarsi da Cosa Nostra e invoca un permesso premio per uscire dal carcere. Dettagli e reazioni.

Il boss di Brancaccio a Palermo, Filippo Graviano, condannato e detenuto all’ergastolo, al 41 bis, per l’omicidio del beato Pino Puglisi, per le stragi del 1992 e del 1993, si è dissociato da Cosa Nostra. E adesso invoca dal Giudice di Sorveglianza un permesso premio per uscire dal carcere. Filippo Graviano è stato recentemente interrogato dai magistrati della Procura di Firenze che indagano sui presunti mandanti esterni delle stragi del 1993. E, rispondendo alle domande, è stato anche scritto a verbale che lui, Graviano, intende dissociarsi, senza però accusare nessuno dei suoi complici. Non è la prima iniziativa del genere. Alcuni anni addietro è stato un altro boss palermitano, Pietro Aglieri, “U signurinu”, sostenuto tra gli altri da Nitto Santapaola, Pippo Calò e Piddu Madonia, ad invitare se stesso e i capimafia detenuti a dissociarsi, ad arrendersi, ma senza collaborare con la Giustizia. Finora le uniche ammissioni di Graviano hanno riguardato la sua partecipazione alla cosca di Brancaccio. Alla domanda, invece, se vi sarebbero stati rapporti tra Berlusconi, Dell’Utri e la famiglia Graviano, lui non ha risposto. Durante la detenzione, Filippo Graviano, tra l’altro, ha affermato: “E’ bene fare sapere a mio fratello Giuseppe che, se non arriva niente da dove deve arrivare, qualche cosa è bene che anche noi cominciamo a parlare coi magistrati”. A favore di Giuseppe Graviano, e della sua richiesta di un permesso premio per uscire dal carcere, vi è il pronunciamento della Corte Costituzionale che nell’ottobre del 2019 dichiarò illegittimo l’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario secondo cui per l’ergastolano, sia o meno mafioso, la collaborazione con la giustizia è una “conditio sine qua non”, ovvero la condizione necessaria, per ottenere eventuali benefici carcerari. E della Corte Costituzionale dell’epoca è stata componente e presidente l’attuale ministro della Giustizia nel governo Draghi, Marta Cartabia. Ovviamente si tratta di una questione destinata ad alimentare polemiche ed interventi incrociati tra i sì e i no. Il magistrato tra gli istruttori del processo “Trattativa”, e adesso consigliere togato del Csm, Nino Di Matteo, è intervenuto nel merito e ha dichiarato: “La semplice dichiarazione formale di volersi dissociare da Cosa nostra non è mai stato indice di reale ravvedimento. Anzi, storicamente, a partire dal periodo immediatamente successivo alle stragi del ’92, alcuni capi di Cosa Nostra hanno periodicamente tentato di sfruttare finte dissociazioni per ottenere benefici per loro e per l’intera organizzazione mafiosa. La concessione per legge di quei benefici fu uno dei punti più sensibili e importanti della trattativa Stato-mafia. Spero che il passato ricordi a tutti che da Cosa Nostra si esce solo collaborando seriamente con la giustizia, raccontando ai magistrati tutto quello di cui si è a conoscenza”.

fonte teleacras Angelo Ruoppolo

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Scritto da su feb 23 2021. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, CRONACA, SECONDO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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