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Dopo incontro sulla Sanità a Siculiana parte richiesta del ritorno al vero Servizio Sanitario Nazionale nel territorio agrigentino

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Da Siculiana parte un movimento, una richiesta, per riportare l’efficienza e la qualità del Servizio Sanitario in Sicilia, in particolare nella provincia di Agrigento, negli standard propri della stessa legge istitutiva del Servizio Sanitario universale. Così come è stata voluta per ripettare il principio Costituzionale della norma previsto nella nostra Carta dei Diritti come una delle più avanzate riforme del nuovo Stato Repubblicano, democratico, che nasce dalle ceneri del fascismo, dopo la lotta antifascista e partigiana.

Certamente, qualcuno penserà che è un’utopia, un’illusione, stando a quello che è diventata, nel tempo, la sanità Siciliana, ovvero la leva per le fortune di gruppi politici, di partiti e di parlamentari. E anche di gruppi più o meno leciti, di interessi più o meno leciti.

Certamente il livello dell’incontro, come riconosciuto da tutti, è stato alto. E’ uscita fuori dall’elencazione e la contemplazione dei problemi, per affrontare, come dice il titolo stesso, oltre le apparenze, tutto ciò che riguarda la funzionalità del sistema ospedaliero e della medicina del territorio.

E’ emerso un dato ineluttabile, cioè la mancanza di medici, la necessità di abbattere la idiozia del numero chiuso in quanto la selezione la attua la stessa Università, e solitamente la vita.

Non si è voluta ripercorrere l’attuale polemica che c’è nel centrodestra siciliano e agrigentino, che fa uso delle questioni e delle difficoltà, nel tenere aperti addirittura reparti, e in realtà è anche lo schermo dello scontro su chi, alla fine di questa ulteriore proroga dovrà piazzare la propria casella nella direzione delle ASP di Agrigento e delle altre due posizioni quale direttore amministrativo e direttore sanitario.

Gli intervento hanno fatto sì di capire quali sono oggettivamente le difficoltà e, certamente, l’appello di chiedere ai politici che governano, e a quelli che magari fanno finta di fare opposizione, di non doversi intromettere nella scelta dei primari è un primo punto di partenza in un ragionamento che resta utopico ma che non può essere taciuto.

La necessità che tornino ad essere protagonisti i sindaci con l’unico organismo che mette a confronto gli interessi delle collettività con i loro rappresentanti, che sono i primi cittadini, con le direzioni dell’ASP, è il punto di partenza, come è stato detto dal sindaco ospite, padrone di casa di Siculiana, così come è stato ribadito dal Sindaco di Santo Stefano Quisquina, a nome dei sindaci della provincia di Agrigento, di quelli presenti, e non erano pochi, e di quelli assenti.

La necessità, come ha detto l’Onorevole Safina, che certamente le responsabilità ci sono e non sono addebitabili all’oggi, ma certamente qualcuno che ha trasformato la sanità come strumento di potere, e non certo per curare la gente, è un dato di fatto.

Il bisogno di evitare che si trovino capri espiatori è stato detto, ma al tempo stesso, ai sindaci ritorna in mano la questione per arrivare con una proposta che riguarda la rete ospedaliera della Provincia di Agrigento, che riguarda la funzionalità di tutta la medicina del territorio a partire dalla esigenza più ovvia che è quella di avere medici di base e pediatri che non ci sono.

Si è fatta una disamina attenta, da parte del Segretario Regionale della CGIL, organizzazione attenta alla continua e costante demolizione di un diritto costituzionale nelle sue vere articolazioni con la riduzione della spesa, con la constatazione che l’assegnazione di risorse in termini di rapporto PIL/finanziamenti alla sanità è il più basso d’Europa; sulla lenta sostituzione della sanità privata con la sanità pubblica, e la sanità privata non agisce nel rapporto legittimo del mercato ma è una sanità privata che utilizza le risorse pubbliche delle convenzioni per poi pagare ancora di più i medici che lavorano per il Servizio Sanitario Nazionale e portarseli a guadagnare di più e lavorare nelle proprie strutture.

E’ palese che i tempi di attesa del Sistema Sanitario per diagnostica e per altre necessità della persona ammalata, a partire dagli stessi Pronti Soccorso, non è conciliabile con chi non ha un reddito che gli permetta di pagare anticipatamente o di saldare la spesa sanitaria sostenuta.

Quindi, un punto di partenza è:

  • l’assemblea dei sindaci;
  • la necessità di una ssunzione di responsabilità dei primi cittadini;
  • la proposta che deve passare anche nella riorganizzazione della rete ospedaliera nei quattro ospedali della provincia;
  • nella necessità di dotare di personale e attrezzature la cosiddetta medicina del territorio;
  • nell’avviare gli ospedali di comunità;
  • assolutamente rassicurante, e per alcuni versi importante, anche per la provincia di Agrigento sono l’esperimento che si sta facendo nella provincia di Trapani come raccontava il Commissario, Ing. Sfera, di formare medici, ma soprattuto infermieri e Operatori Socio Sanitari, come stanno facendo con la Bocconi di Milano, per poi sperimentare e confrontarsi con il modello Emiliano che per primo ha avviato la deospedalizzazione, lasciando la funzione agli ospedali di occuparsi di malattie gravi, di occuparsi di patologie importanti mentre tutto il resto va affidato, nel rapporto spazio/territorio/utente, alle comunità che si intendono realizzare e che hanno la loro fonte di finanziamento nel PNRR.

Questo è quello che ieri è emerso nell’ascoltare due commissari della sanità per quasi un milione di abitanti per Agrigento e Trapani, il Vice Presidente della Commissione Salute, l’Onorevole Pace, così come l’Onorevole Safina. Nel sentire l’autorevolezza dei due parlamentari nel rappresentare anche le ragioni della crisi della sanità siciliana, e al tempo stesso, della non conciliabilità con il bisogno e con l’attesa di vita e di democrazia perché il diritto alla salute è un principio fondante della stessa democrazia repubblicana che è nata il 2 giugno del 1946.

Emerge la necessità, quindi, di andare oltre la legge voto approvata dall’Assemblea Regionale i primi di ottobre per convincere il Governo nazionale a modificare la normativa sul numero chiuso, ma al tempo stesso, quello di potere fare partire dal basso, oltre che i richiami e gli appelli, anche una forma di mobilitazione con comitati per la richiesta di un Referendum per abolire le norme che tengono chiuse le facoltà di medicina, di scienze infermieristiche e tutte le altre che hanno a che fare con il Servizio Sanitario Nazionale.

Questo è quello che si auspicava ieri sera, e si auspicava la sera del 31 alla Sala Torre dell’Orologio di Siculiana. Certamente assume una possibilità per l’opinione pubblica di conoscere elementi e dettagli e, su questo, il merito è del giornalista Massimo D’Antoni che ha condotto la serata come gli accade sempre, magnificamente.

Detto ciò, potrebbe restare solo una buona volontà, una attenta analisi delle questioni e restare solo un ricordo, che si sbiadirà, di una serata, pur se significativa, semplicemente un ricordo.

Bisogna provare, ora, a farlo diventare oggetto di dibattito e di confronto anche rispetto ad un governo regionale che, nonostante una riunione urgente e di emergenza, lunedì scorso per un problema di ortopedia nella provincia di Agrigento, ha pensato solo di fare diventare itineranti questi medici e operatori del Servizio Sanitario, reparto ortopedia. Il resto lo vedremo con il tempo.

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Scritto da su nov 4 2023. Archiviato come AGRIGENTO, ARCHIVIO ARTICOLI, POLITICA. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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