Duskfade – Recensione Nintendo Switch 2
ARCHIVIO ARTICOLI, Gamestation, IN EVIDENZA domenica, agosto 16th, 2026Voto: 8/10
Ci sono giochi che cercano disperatamente di reinventare un genere e altri che, invece, vogliono semplicemente ricordarci perché quel genere ci piaceva così tanto. Duskfade appartiene decisamente alla seconda categoria.
Sviluppato da Weird Beluga e pubblicato da Fireshine Games, Duskfade è un action-platform 3D che guarda dichiaratamente alla grande stagione dei platform dell’era PlayStation 2: Jak & Daxter, Ratchet & Clank, Sly Cooper e soprattutto Kingdom Hearts sono riferimenti evidenti. Il risultato è un gioco sorprendentemente nostalgico, colorato e ambizioso, che su Nintendo Switch 2 trova una collocazione particolarmente interessante.
Ma attenzione: nostalgia non significa automaticamente qualità.
Duskfade è un gioco pieno di idee buone, con un mondo affascinante e una direzione artistica notevole, ma anche con alcuni difetti che impediscono all’avventura di raggiungere l’eccellenza.
Una lettera d’amore all’epoca PS2
La prima cosa che colpisce di Duskfade è quanto sia evidente la sua fonte d’ispirazione.
Il protagonista Zirian, la grande arma che impugna, il compagno meccanico Cuckoo, i mondi coloratissimi, le rotaie su cui grindare, il rampino, le sezioni platform e l’alternanza tra esplorazione, combattimento e raccolta di oggetti sembrano appartenere a un’epoca che pensavamo ormai quasi scomparsa.
Eppure Duskfade non dà l’impressione di essere semplicemente un clone di quei giochi.
La sua vera personalità emerge soprattutto nell’ambientazione. Tutto ruota intorno al concetto del tempo e degli orologi: ingranaggi giganteschi, città meccaniche, rovine, torri, strutture sospese e paesaggi fantasy costruiscono un universo visivamente riconoscibile.
È proprio qui che Weird Beluga fa centro.
Il gioco nasce infatti da un’estetica fortemente influenzata da Kingdom Hearts e dai platform 3D dei primi anni 2000, ma il team ha costruito intorno a queste influenze una propria identità visiva. Anche alcuni elementi della cultura spagnola e della mitologia delle Isole Canarie sono entrati nella direzione artistica.
Il risultato è un mondo che può sembrare familiare dopo pochi minuti, ma che continua a sorprendere quando si passa da un’area all’altra.
La storia: più seria di quanto sembri
Dietro l’estetica da favola colorata c’è una storia sorprendentemente malinconica.
Zirian è un giovane apprendista che deve affrontare una misteriosa Torre dell’Orologio e una notte eterna che ha inghiottito il mondo. Al centro della vicenda c’è sua sorella Allira, la cui sorte diventa il motore emotivo dell’avventura.
Il tema principale è quello della perdita: memoria, dolore, accettazione e desiderio di riportare le cose alla normalità.
È un contrasto interessante.
Da una parte abbiamo personaggi buffi, ambientazioni colorate e una certa leggerezza da cartoon. Dall’altra, la storia cerca continuamente di parlare di sentimenti molto più maturi.
Non sempre l’equilibrio funziona perfettamente. Alcuni momenti narrativi risultano un po’ prevedibili e il tono può passare rapidamente dal drammatico al comico.
Ma considero comunque positivo il tentativo.
Duskfade non vuole essere soltanto “un platform carino”. Vuole dare a Zirian una vera evoluzione personale, e questo rende il viaggio più significativo.
Il vero protagonista è il movimento
Se c’è un elemento nel quale Duskfade dà il meglio di sé, è il movimento.
All’inizio le possibilità di Zirian sono relativamente semplici. Poi arrivano progressivamente nuove abilità: salto, scatto aereo, rampino, scivolamento e grind sulle rotaie.
Singolarmente non sono meccaniche rivoluzionarie.
La qualità arriva quando iniziano a essere combinate.
Puoi lanciarti con il rampino, utilizzare lo scatto aereo, agganciarti a un altro punto, atterrare su una rotaia e sfruttarne la velocità per raggiungere una zona apparentemente impossibile.
È qui che Duskfade comincia davvero a funzionare.
L’esplorazione diventa quasi una forma di puzzle ambientale: vedi qualcosa in lontananza e pensi immediatamente “come ci arrivo?”.
E quando, diverse ore dopo, ottieni finalmente l’abilità necessaria per raggiungerlo, quella sensazione di scoperta è una delle più soddisfacenti dell’intera esperienza.
Questo è esattamente il tipo di design che molti platform moderni hanno quasi abbandonato.
Esplorazione: il punto forte
I mondi di Duskfade non sono soltanto scenografie.
Sono costruiti per essere esplorati.
Ci sono percorsi secondari, oggetti nascosti, casse, cristalli, monete, collezionabili e zone apparentemente inaccessibili che diventano visitabili soltanto dopo aver acquisito nuove abilità.
Questa struttura dà valore al backtracking.
Quando torni in una zona già visitata diverse ore prima, non hai semplicemente “finito un livello”: puoi guardarla con occhi diversi.
Ed è uno dei motivi per cui Duskfade riesce a restituire davvero quella sensazione da platform dell’epoca PS2.
Non tutto quello che raccogli, però, ha lo stesso valore.
L’economia degli upgrade è uno degli aspetti meno riusciti. I cristalli sono relativamente abbondanti, mentre le risorse necessarie per sfruttarli negli upgrade risultano più rare. Questo crea una certa dissonanza: il gioco ti incoraggia continuamente a esplorare, ma non sempre la ricompensa ha un impatto proporzionato al tempo investito.
È un piccolo problema, ma in un gioco costruito proprio sull’esplorazione si fa sentire.
Combattimento: la parte più debole
Se l’esplorazione rappresenta il punto forte, il combattimento è probabilmente quello più debole.
Zirian utilizza una particolare arma a forma di lancetta d’orologio, una scelta di design eccellente e perfettamente coerente con il mondo di gioco.
Il problema è che combattere non è altrettanto interessante.
Gli scontri funzionano, ma raramente danno la sensazione di voler essere padroneggiati in profondità. Gli attacchi sono efficaci, ma il sistema non raggiunge la complessità o la soddisfazione di altri action game.
Il risultato è curioso: spesso ci si ritrova a pensare che i nemici siano semplicemente un ostacolo tra noi e la parte che preferiamo, cioè l’esplorazione.
Fortunatamente i boss sono decisamente più interessanti.
Qui il gioco capisce che non deve necessariamente trasformarsi in un hack-and-slash puro e utilizza invece le abilità platform.
Alcuni combattimenti richiedono quindi di saltare, evitare ostacoli, sfruttare l’ambiente e capire il comportamento del boss.
È una soluzione intelligente perché mantiene l’identità principale di Duskfade: non è un action game con qualche sezione platform, ma un platform d’azione.
Direzione artistica: promossa a pieni voti
Visivamente Duskfade è probabilmente uno dei giochi più interessanti da vedere su Switch 2.
L’uso dell’Unreal Engine 5 permette al team di creare ambientazioni ampie, ricche di elementi e con una notevole profondità visiva.
Ma il merito non è semplicemente tecnologico.
È soprattutto artistico.
Le gigantesche strutture meccaniche, i colori, le architetture fantasy, le foreste, le aree desertiche e gli ambienti più surreali hanno una direzione coerente.
E soprattutto il gioco riesce a creare quel tipo di scenografia che ti spinge a fermarti per guardare.
Vedi una torre lontana.
Una rotaia sospesa.
Un’enorme struttura meccanica.
Un edificio che sembra irraggiungibile.
E vuoi andarci.
Questa è una delle qualità più importanti di un buon platform 3D.
Switch 2: una buona conversione, ma non perfetta
Ed eccoci alla domanda più importante per chi lo vuole giocare su Nintendo Switch 2.
Com’è tecnicamente?
La risposta è: bene, ma con qualche riserva.
La versione Switch 2 beneficia evidentemente dell’hardware più potente rispetto alla precedente generazione Nintendo e permette al gioco di mantenere le sue ambientazioni ampie e spettacolari.
Il problema è la stabilità del frame rate.
Le prime testimonianze degli utenti segnalano un obiettivo di circa 60 fps in modalità TV e 40 fps in portatile, ma con cali e problemi di frame pacing, soprattutto in alcune aree.
Questo è un peccato perché un platform basato su salti, scatti, rampino e precisione dovrebbe idealmente avere una risposta il più possibile costante.
Non parliamo comunque di un disastro tecnico.
Il gioco rimane giocabile e l’esperienza portatile sembra essere complessivamente buona, ma è evidente che ci sarebbe spazio per una patch di ottimizzazione.
E considerando che Duskfade è proprio il genere di gioco che beneficia enormemente dalla fluidità, questo è un aspetto da tenere presente prima dell’acquisto.
Il problema della telecamera
C’è poi un difetto più direttamente legato al gameplay: la telecamera.
Nella maggior parte delle situazioni funziona senza problemi.
Quando però la situazione diventa più complessa — soprattutto durante sequenze veloci con rampino e scatto aereo — può diventare difficile capire esattamente dove stai andando.
In un platform preciso, una telecamera poco collaborativa può trasformare un errore del giocatore in un errore percepito come “del gioco”.
Ed è quello che occasionalmente succede.
Non è un problema costante, ma è abbastanza evidente da rovinare alcuni momenti che altrimenti sarebbero molto soddisfacenti.
Il grande pregio e il grande limite
Alla fine, Duskfade ha un pregio enorme e un limite altrettanto evidente.
Il pregio è che sa esattamente che tipo di gioco vuole essere.
Non vuole inventare il prossimo grande genere.
Vuole riportare in vita il platform d’azione 3D classico.
E lo fa con sincerità.
Il limite è proprio questo.
A volte sembra troppo innamorato dei giochi che lo hanno ispirato.
Il rampino, il grind, il combattimento, la struttura dei livelli, i collezionabili, i potenziamenti e persino l’impostazione narrativa richiamano continuamente qualcosa che abbiamo già giocato.
Duskfade prende molte idee eccellenti del passato, le mette insieme e le veste con un bellissimo mondo moderno.
Ma raramente le porta veramente oltre.
È più omaggio che evoluzione.
Eppure, paradossalmente, è proprio questo che lo rende piacevole.
Longevità e ritmo
Il ritmo non è sempre perfetto.
Le prime ore possono sembrare un po’ lente perché il gioco deve introdurre progressivamente le varie abilità.
Una volta che il sistema di movimento si amplia, però, l’avventura acquista molto più ritmo.
È anche uno dei motivi per cui non giudicherei Duskfade dalle prime ore: il gioco cresce man mano che Zirian acquisisce nuove possibilità.
La struttura basata sull’esplorazione e sui segreti permette inoltre di giocarlo in maniera più rilassata oppure cercando di completare tutto.
Non è un gioco progettato esclusivamente per essere divorato rapidamente.
È un’avventura che premia chi ha voglia di guardarsi intorno.
Audio e atmosfera
Anche il comparto sonoro contribuisce molto alla sua identità.
Le musiche accompagnano bene l’atmosfera fiabesca e malinconica e aiutano a rendere più memorabili i diversi mondi.
Non è necessariamente una colonna sonora destinata a diventare iconica come quella di Kingdom Hearts, ma svolge egregiamente il proprio lavoro.
E soprattutto contribuisce a quella sensazione di “avventura” che Duskfade cerca costantemente di trasmettere.
Duskfade vale la pena su Switch 2?
Sì, con una precisazione.
Se ami i vecchi platform 3D e senti la mancanza di giochi alla Jak & Daxter, Ratchet & Clank o Kingdom Hearts, Duskfade è probabilmente uno dei titoli più interessanti da tenere in considerazione su Switch 2.
Se invece cerchi innovazione assoluta, combattimenti profondi o una rivoluzione del genere, potresti rimanere deluso.
È un gioco che vive soprattutto di atmosfera, esplorazione, movimento e nostalgia.
E proprio per questo funziona.
Non è perfetto.
La telecamera ogni tanto litiga con il giocatore, il combattimento non è allo stesso livello del platforming, l’economia degli upgrade è poco equilibrata e la versione Switch 2 può beneficiare di qualche ottimizzazione.
Ma quando tutto gira bene — quando corri attraverso un mondo enorme, agganci il rampino, fai uno scatto aereo, atterri su una rotaia e scopri una nuova zona nascosta — Duskfade riesce a ricreare quella sensazione che i grandi platform 3D di vent’anni fa sapevano dare.
Ed è una sensazione che, sorprendentemente, oggi manca.
Verdetto finale
Duskfade è un ottimo platform 3D vecchia scuola con una splendida direzione artistica, un’esplorazione riuscita e un sistema di movimento che migliora sensibilmente con il progredire dell’avventura.
Non inventa quasi nulla.
Ma non è necessariamente un difetto.
In un mercato pieno di giochi enormi, complicati e costruiti per durare centinaia di ore, Duskfade sembra quasi una capsula del tempo: prende una formula che funzionava vent’anni fa, la ripulisce, la porta nell’Unreal Engine 5 e la ripropone con genuino entusiasmo.
Su Switch 2 è una scelta particolarmente interessante perché il formato portatile si sposa bene con la struttura dell’avventura, anche se la fluidità non è ancora impeccabile.
Voto: 8/10
PRO
- Direzione artistica splendida
- Mondi grandi e ricchi di atmosfera
- Esplorazione molto soddisfacente
- Movimento che diventa sempre più divertente
- Ottimo feeling da platform PS2
- Boss più interessanti dei combattimenti normali
- Buona atmosfera narrativa
- Versione Switch 2 tecnicamente ambiziosa
CONTRO
- Combattimento poco profondo
- Telecamera occasionalmente problematica
- Economia degli upgrade non equilibrata
- Alcune idee sono fin troppo derivative
- Calo di frame rate/frame pacing su Switch 2
- Prime ore un po’ lente
GIUDIZIO: 8/10
Un platform 3D che non vuole reinventare il passato, ma ricordarci quanto fosse bello. E, sorprendentemente, ci riesce.
fonte paladinidelvideogioco
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