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Formazione Professionale, c’è chi propone la soluzione più rapida: la pulizia etnica

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Finalmente ci siamo! Dopo tantissimi anni, si cominciano a spazzare via dei settori nella nostra bella regione, ricordiamo a chi non lo ricordasse trattasi di regione a statuto speciale, una specialità vista nel resto del Paese come sinonimo di sprechi e inefficienze.

In questo momento non è che questa regione navighi nell’oro, anzi sta collassando giorno dopo giorno,  grazie anche all’opacità di una classe politica governativa e non, fatta realmente da nani e ballerine con l’aggiunta di tecnici o presunti tali.

Bene, da dove inizia questa nuova fase incentrata sulla rivoluzione sinonimo di povertà e malessere? Dalla formazione professionale, un comparto che per almeno 25 anni non ha interessato né i media, né i vari governi, né tanto meno l’opinione pubblica.

Un settore come tanti altri che è nato in punta di piedi e piano piano si è attecchito fino a diventare alla stessa stregua del comparto regionale,ricordiamo che anche lì, molti non lo scrivono, le assunzioni sono frutto di leggi regionali che con il concorso pubblico e la meritocrazia non c’entrano nulla.

Per carità, nessuna levata di scudi con gli ex figli delle cooperative (la famosa legge 285 sull’occupazione giovanile), che oggi si ritrovano ad essere influenti dirigenti grazie alle loro capacità o al filone politico giusto.

Tornando alla formazione professionale, un settore che si è espanso a dismisura ed ha raggiunto costi inauditi, sia per il numero degli enti (ad un certo punto c’erano 1400 enti accrediti), che poi si fa per dire erano in piena regola perché avevano il placet dell’assessorato per operare e il numero degli addetti che è arrivato a lievitare fino a cifre fuori controllo, numeri alla mano: solo nel triennio 2006-2008 c’è stata un infornata di 3200 assunzioni, che in barba alle leggi sono proseguite pure con il blocco.

Ma quello che vorrei suggerire a qualche penna “prestigiosa”, che scrive sempre sulle cause di questo carrozzone clientelare, pieno di zone buie e ruberie e con pochissimi aspetti significativi per l’economia siciliana, se il settore lo conosce bene, non faccia facile demagogia ma scriva soluzioni vere, reali e che non creino solo macelleria sociale al fine di non incentivare altri suicidi, già il settore ha subito danni enormi.E inoltre agli stessi moralizzatori della carta stampata, che condividono le posizioni del governo suggerendogli di non farsi ricattare dagli enti che minacciano di licenziare in blocco il personale proponiamo di indicare soluzioni alternative ma garantiste. Da quel giorno la nostra regione e la nostra economia forse tornerebbero a volare .

Tutto questo viene aggravato con il fatto che la stessa stampa lancia soluzioni velleitarie, pagare il personale per rimanere a casa e non fare più danni alle casse regionali, forse gli stessi non sanno che la formazione professionale da 4 anni viene finanziata con i fondi del fse o del Pac o con il Piano Giovani,cioè dal bilancio regionale non esce praticamente un euro.In pratica negli ultimi quattro o cinque anni molte menti pensanti a livello di stampa o media hanno battuto e ribattuto con un pensiero unico, l’unica soluzione seria è la pulizia etnica del settore, si smantella e poi se c’è la possibilità ,si trova una soluzione.

Il tutto appare semplicemente ridicolo, la grande o piccola stampa regionale trova il modo di filosofeggiare su un settore che già adesso è morto e sepolto e dove già adesso al netto di inchieste, arresti e sequestri da parte della magistratura di somme acquisite contra legem da alcuni gestori degli enti, ma a pagare il vero conto di questa crisi siano i pària del settore, i lavoratori.

Sì, proprio loro, i lavoratori brutti, sporchi e cattivi e figli di un clientelismo becero. In Sicilia ancora oggi nessuno ha mai trovato la soluzione per questa cancrena clientelare che avvolge tutto e tutti, dagli alti burocrati ai lavoratori di rango modesto, tutti legati a un destino comune, le scelte della politica che condiziona sia la proroga di un contratto sia la fine di un lavoro.

Noi vogliamo interrogarci su due cose:  la migliore soluzione sarebbe la pulizia etnica del settore spazzando via con un colpo di spugna tutto? O il governo ha realmente a cuore la soluzione del problema? .Perchè una volta per tutte Crocetta, la Scilabra e i super dirigenti regionali non mettono per iscritto e appliccano un metodo chiaro.

I lavoratori chiedono almeno di sapere di che morte morire, lentamente o rapidamente e collettivamente?

Si vuole affidare questo carrozzone alla Confindustria, si vuole creare di pari passo un ‘agenzia unica dove trasferire questi lavoratori che per censirli a oggi non è stato neanche buono un Albo ad esaurimento, per cominciare a contarli e incanalarli in una strada meno precaria e impervia.

Per questo anche la piccolissima stampa come la nostra vuol fare un’operazione di chiarezza nei confronti dei siciliani che forse abbindolati solo dai titoloni a nove colonne o ai satrapi vedono l’intero settore come un coacervo di interessi e i lavoratori come gli utilizzatori finali di un sistema che si è rotto e non si vuole ricostruire ma si vuole solo regimentare e allineare al pensiero unico di Crocetta, giornali e confindustria, senza alcuna riforma vera che dia una speranza a dei lavoratori che non hanno meno dignità rispetto ad altre categorie che soffrono in Sicilia.

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Scritto da su apr 21 2014. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, LAVORO, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

2 Commenti per “Formazione Professionale, c’è chi propone la soluzione più rapida: la pulizia etnica”

  1. Sono D’accordo! ma non so da quale principio partire; se; poi a rimanere sono i ” porci ed i lestofanti”….

  2. La formazione siciliana è decisamente fallimentare e negli ultimi anni è stata tenuta in piedi con grandi difficoltà.
    In questo momento di grave crisi economica bisogna prendere delle decisioni che riguardano ovviamente i settori improduttivi.
    Senza il coraggio di tagliare i settori che costano senza produrre è impossibile ipotizzare un futuro migliore.
    Chi ha lavorato nella formazione, a partire dai vertici, dovrebbe fare un serio esame di coscienza ed ammettere quello che è sotto gli occhi di tutti e che tutti loro sanno.
    Sono finiti i tempi delle vacche grasse, adesso andrà avanti soltanto chi produce ricchezza, se qualcuno nella formazione riuscirà a produrre risultati apprezzabili è giusto che continui altrimenti che si ritiri e magari chieda qualche scusa.

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