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Covid 19: storia di ordinaria follia, non bastano 21 parametri, la burocrazia può ancora mettere le croci ai cittadini  

ISOLAMENTO DOMICILIARE

 

In questo pazzesco e terribile anno bisesto il 2020 caratterizzato da questa sigla che purtroppo abbiamo conosciuto tutti Covid-19 o meglio Coronavirus e di cui tutti non vorremmo sentirne parlare più, in Sicilia si rischia di crepare sotto una burocrazia pletorica e spesso distruttiva che risulta dannosa e letale come la pandemia.

I costituenti, certamente più illuminati dei legislatori in versione social di oggi, scrissero nel ‘46 un articolo,il 32 della Costituzione che dal punto di vista lessicale e della sostanza era una pietra miliare per il diritto alla salute del cittadino.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Però, però, i risvolti reali, pratici e delle ultime settimane sono imbarazzanti per chi in un verso o nell’altro è rimasto direttamente o indirettamente coinvolto con il Covid.

Altro che sigle come Rt, Cluster e i colori dei semafori che limitano i movimenti dei cittadini, qui si muore, prima di ogni cosa di solitudine, di isolamento umano prima che sanitario, storie non poche che devono far riflettere i cervelloni del Comitato Tecnico Scientifico, dell’Iss,del Ministro Speranza e dei colletti bianchi di Lungotevere Ripa e delle mega riunioni in  conferenza Stato-Regione con i vari  Ruggero Razza e compagnia cantando.

Sì, lo diciamo senza prova di smentita, ci sono ancora oggi delle anomalie e criticità che vanno superate, uomini e donne prigionieri e condannati da una burocrazia che sono un macigno per chi è solo in casa e in attesa di una sentenza o di una notizia che possa risollevarlo da una depressione che porta al precipizio.

Dopo 10 anni  tutti abbiamo capito che tagliare 240 miliardi nella sanità è un delitto che finora non ha visto colpevoli.

Tagliare reparti è una cazzata, la spending review che frena il potenziamento dei sistema sanitario regionale è criminogeno e la mancanza e capacità assunzionale del personale sanitario si è riverberata in maniera drammatica sui servizi al cittadino.

In Sicilia mancano circa 250 tra anestesisti e rianimatori ma abbiamo un mare di servizi in outsourcing nelle strutture sanitarie e negli ospedali, livello di impazzimento fuori controllo.

I manager delle Aziende Sanitarie provinciali che tagliano sul capitale umano e professionale vengono premiati dagli scienziati dell’Agenas, follia,follia e ancora follia,lo dicevamo prima e lo gridiamo ancora adesso, andatevene a casa altro che garantire i livelli essenziali di assistenza con Piano Sanitari e linee guida ministeriali che non possono essere applicate neanche nell’efficiente sanità tedesca.

Se poi trovare un reparto con i medici,i presidi, gli ausili e il nècessaire diventa un’utopia.

Andiamo, adesso ai fatti.

Abbiamo seguito tante storie su tutte quelle di un cittadino di 47 anni in isolamento domiciliare per 20 giorni, disoccupato,celibe e con una madre anziana e bisognosa di cure.

Ebbene a distanza di 20 giorni, il silenzio assordante della rete di assistenza dell’Asp ha fatto flop, tranne una freddissima chiamata da parte del Dipartimento di Prevenzione ed Epidemiologia.

Lo stesso cittadino in isolamento volontario,stanco di non essere stato contattato da nessuno, tranne dalla stessa Dott.ssa che gli ripeteva come un mantra che avrebbe dovuto seguire pedissequamente il protocollo e il Dpcm dell’Avvocato del popolo, Giuseppe Conte.

Nel giro di 10 giorni sarebbe stato contattato per il cosiddetto tampone molecolare dal servizio Usca.

Dopo un silenzio assordante, lo stesso ha deciso di infrangere norme,Dpcm e altro, ed è riuscito dopo mille peripezie, tramite un laboratorio privato, ad accertare la sua negatività e riottenere la semi-libertà.

Oggi G.S. ha una sola consapevolezza: i disservizi e l’inerzia possono uccidere alla stessa stregua della pandemia o lasciano ferite che non si rimarginano con un patetico “Andrà tutto Bene “.

Noi, le tante storie reali a limite, le giriamo da Musumeci a Razza, ai manager di Asp, Arnas e alti burocrati del mondo della sanità per acclarare e appurare che l’ovattato mondo sanitario deve essere più celere, più organizzato, realmente più vicino all’utenza  e meno divisivo.

La Sicilia e i siciliani aspettano ancora che le parole di Paolo Borsellino abbiano un seguito :” “Un giorno questa terra sarà bellissima”,lo aspettiamo tutti ma dipende da ogni siciliano che non solo vuole sconfiggere la mafia, ma anche la burocrazia, un’altra cancrena indelebile, purtroppo.

 

 

 

 

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Scritto da su nov 18 2020. Archiviato come ARCHIVIO ARTICOLI, PAROLA DI PACE, POLITICA, PRIMO PIANO. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Salta e vai alla fine per lasciare una risposta. Pinging non è attualmente consentito

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